I miei studenti usano l'AI per fare i compiti: ma cosa significa per l'apprendimento?

Continuiamo la nostra discussione sul tema “AI e compiti”: come gestire questa tecnologia quando si danno i compiti, cosa significa per la mente degli studenti quando usano l’AI per studiare, quali effetti positivi e negativi ciò comporta.

Oggi vi propongo un estratto da una riflessione di A.J. Juliani, insegnante e divulgatore. In una sua recente newsletter, dice (traduzione mia dall’inglese) :

C’è una parola a cui continuo a tornare ultimamente.
Non “IA”.
Non “innovazione”.
Nemmeno “future-ready”.

La parola è discernimento.

E sono sempre più convinto, ogni giorno, che il discernimento possa essere la singola abilità più importante di cui i nostri studenti (e i nostri educatori) hanno bisogno in questo momento.
Quando la risposta sbagliata sembra giusta, quando una spiegazione dell’IA appare affidabile, quando un paragrafo generato sembra “abbastanza buono”…
È lì che il discernimento diventa essenziale.

Queste sono le domande che ci facciamo quando esercitiamo il discernimento:

Ha senso?

È accurato?

È etico?

È la scelta migliore, o semplicemente la più facile?

È davvero il mio pensiero, oppure sto delegando troppo lavoro all’AI?

In un mondo saturo di IA, quel piccolo momento di giudizio è tutto.
Vogliamo che gli studenti guardino un output dell’IA e dicano: “Aspetta un attimo.”
Vogliamo che controllino una fonte, mettano in discussione un’affermazione, riscrivano un paragrafo perché non riflette la loro voce.
Vogliamo che facciano proprie le loro idee e difendano le loro posizioni.

E questo non accade memorizzando termini legati all’IA o aggiungendo una nuova unità di “alfabetizzazione dell’IA”.

Accade attraverso letture profonde, scrittura solida, conversazioni ricche e un grande insegnamento. Sono queste le cose che hanno sempre costruito il discernimento.

Concentriamoci di più sull’aiutarli a diventare AI-Fluent. Questo non significa gettarli in acqua senza saper nuotare; significa aiutarli a navigare e rafforzare le abilità che permettono loro di mettere in discussione, valutare, interpretare e scegliere.

Insomma, Juliani non mette in discussione l’uso dell’AI da parte degli studenti - per i compiti o per altro - ma sposta il focus sulla loro capacità di discernere ciò che è prodotto dall’AI, e di insegnare loro come discernere.

:teacher: Riporta cioè il discorso su temi già noti ai docenti: lo sviluppare la capacità di studenti di saper leggere in maniera profonda e di scrivere consapevolmente, ad esempio. In questo senso, l’AI pone sì una sfida, ma non sbaraglia i punti fermi dell’apprendimento che già esistevano prima.

:red_exclamation_mark: Questo è un punto importante anche per quanto riguarda i #compiti: l’AI è una sfida, certo, ma sposta davvero il senso iniziale per cui i compiti sono nati?

Ne parliamo nel prossimo post!

:backhand_index_pointing_right: Tu, cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti