Chiudi gli occhi.
Immagina una mela rossa.
La vedi?
Per molti studenti la risposta è immediata: sì, con colori, forma, luci e ombre.
Per altri, sorprendentemente, no. Nulla. Solo buio.
Non è distrazione.
Non è mancanza di fantasia.
È una diversa architettura della mente.
Gli scienziati la chiamano afantasia: l’incapacità (parziale o totale) di creare immagini mentali. E riguarda circa il 4% delle persone.
Per molto tempo si è pensato che l’immaginazione visiva fosse universale. Eppure, quando alcune persone sono state invitate a descrivere ciò che “vedevano” nella mente, hanno risposto con stupore: “Quando chiudo gli occhi, non c’è assolutamente niente.”
Molti scoprono questa differenza per caso: una conversazione, una lezione di psicologia, un test scolastico. È come se qualcuno scoprisse, improvvisamente, che gli altri ascoltano una musica interiore che lui non ha mai sentito.
Eppure il cervello delle persone con afantasia non è “spento”. Quando provano a immaginare un oggetto, la corteccia visiva si attiva quasi come negli altri individui, ma non emerge alcuna immagine cosciente.
In altre parole:
- il cervello produce rappresentazioni visive,
- ma la mente non le “vede”.
È come avere un proiettore acceso in una stanza… senza schermo. Questo mette in crisi una convinzione diffusa nelle neuroscienze: l’idea che l’immaginazione sia semplicemente una “visione al contrario”, generata dalle aree cognitive superiori verso quelle sensoriali.
La ricerca, spiegata da Nature, rivela che il cervello degli afantasici non è “pigro”, ma segue percorsi diversi. Mentre nella maggior parte di noi le aree della visione si attivano anche a occhi chiusi, negli afantasici queste zone restano silenziose. Il loro pensiero è semantico, basato su concetti e fatti, non su fotografie mentali. Gli afantasici spesso hanno una memoria eccellente., semplicemente, ricordano i dati invece delle immagini.
Questo ci porta a una riflessione sull’inclusività. Se nella nostra classe qualcuno vive questa condizione, alcune delle nostre tecniche potrebbero risultare escludenti:
- Le descrizioni mnemoniche: Chiedere di “visualizzare per memorizzare” può frustrare chi non può farlo. Dobbiamo offrire alternative basate su schemi logici o relazioni spaziali.
- L’arte e la creatività: Spesso pensiamo che la creatività dipenda dalle immagini mentali. Invece, molti artisti afantasici creano opere straordinarie partendo da concetti o dal “fare” pratico.
- La narrazione: Quando leggiamo un brano in classe, alcuni studenti vivono un film, altri una sequenza di fatti. Entrambi i modi sono validi, ma richiedono domande diverse per essere stimolati.
La prossima volta che diremo “immaginate”, potremo aggiungere un’alternativa: “o semplicemente pensate a come è fatto”.
