A differenza di quanto molti pensano, scrivere di sé non è né un semplice esercizio di catalogazione cronologica dei fatti vissuti, né una sterile operazione di archiviazione della memoria. Secondo Jerome Bruner, uno dei padri fondatori della psicologia culturale e dello studio del pensiero narrativo, l’autobiografia costituisce un vero e proprio atto di costruzione e negoziazione attiva del significato. Attraverso la narrazione autobiografica, modelliamo e diamo attivamente forma alla nostra identità, interpretando l’esperienza e collocandola all’interno di un sistema relazionale e culturale. In ambito pedagogico, questa prospettiva trasforma radicalmente il ruolo della scrittura: raccontarsi può diventare strumento d’elezione per imparare a pensare, comprendendo sé stessi e il proprio ruolo nel mondo.
Oggi, tuttavia, la scrittura nelle nostre aule attraversa una fase critica. Come evidenziato dalle ricerche pedagogiche, assistiamo a un preoccupante fenomeno per cui a scuola si scrive sempre meno, col forte rischio che la scrittura scolastica venga percepita dagli studenti come una richiesta obsoleta. Questa insofferenza è sfociata persino in mobilitazioni digitali degli studenti per chiedere l’abolizione delle prove scritte negli esami di Stato, percepite come fonti di stress ingiustificate rispetto alle competenze già maturate. La radice del problema risiede nel fatto che la scrittura viene spesso ridotta a una mera funzione di valutazione finale e non a un percorso formativo continuo volto a organizzare il pensiero e il piano comunicativo (quello che chiamiamo scrittura come processo). Per invertire questa tendenza e motivare i ragazzi, dobbiamo restituire valore e senso espressivo, sociale e comunicativo allo scrivere.
In questo scenario, la didattica autobiografica si inserisce come una risorsa eccezionale. Scrivere di sé favorisce lo sviluppo di competenze fondamentali quali l’auto-regolazione, l’autoefficacia, l’adattabilità e la biographical agency, ovvero la capacità di esercitare un controllo proattivo e consapevole sulle proprie scelte esistenziali. Le esperienze laboratoriali dimostrano che il racconto autobiografico parte come pratica espressiva per diventare strumento di auto-orientamento (self-guidance), capace di portare ordine e coerenza nei vissuti personali e supportare i giovani nella strutturazione di un progetto formativo e professionale realistico.
Per rendere questa pratica pienamente efficace, un ruolo cruciale è ancora rivestito dalla scrittura manuale. Il gesto fisico di far scorrere la penna sulla carta favorisce un approccio intimo e riflessivo, stimolando una lentezza cognitiva che permette una profonda rielaborazione emotiva e introspezione (è un concetto di rallentamento trattato in modo simile nella ricerca sulla lettura). Mettere le proprie emozioni su carta, secondo i paradigmi della scrittura espressiva, consente infatti di riorganizzare pensieri complessi e sviluppare una più approfondita conoscenza di sé.
Tuttavia, l’autobiografia contemporanea non può ignorare la rivoluzione digitale. Se la scrittura manuale custodisce la dimensione introspettiva, la scrittura digitale offre velocità, immediatezza, flessibilità e si apre allo spazio pubblico e sociale, diventando uno strumento di negoziazione identitaria e di interazione con l’altro. Questi due aspetti devono saper comunicare e integrarsi.
Oggi, l’autobiografia può essere declinata in chiave transmediale e collaborativa attraverso l’uso dei social media, di piattaforme di condivisione visiva come Padlet, o tramite la creazione di podcast pubblicati su Spotify. In questo modo, gli studenti non sono più consumatori passivi di media, ma produttori attivi all’interno di una cultura partecipativa. Attraverso il digital storytelling, la narrazione di sé si arricchisce di immagini, suoni e linguaggi molteplici, consentendo lo sviluppo della digital literacy (alfabetizzazione digitale) e di preziose competenze trasversali, le cosiddette soft skills. L’autobiografia esce così dai confini del diario segreto per abbracciare l’autenticità performativa, in cui la costruzione dell’identità avviene anche mediante la rappresentazione digitale consapevole, la curatela della propria impronta digitale e il confronto sociale.
Il confine più avanzato di questa evoluzione tecnologica è rappresentato dall’Intelligenza Artificiale Generativa. L’introduzione di strumenti come ChatGPT apre scenari inediti e fertili nella didattica della scrittura scolastica. Ovviamente, l’IA non può sostituire l’autentico processo umano di narrazione, poiché è strutturalmente sprovvista di memoria vissuta, corpo ed emotività reale. Tuttavia, essa può fungere da straordinario elemento di scaffolding (supporto formativo) su due fronti distinti. Per gli studenti, l’IA può operare come un tutor strutturale e stilistico personalizzato, in grado di suggerire espressioni alternative, procedere a revisioni formali o stimolare la scrittura offrendo spunti creativi in risposta ai dubbi dell’autore. Per i docenti, l’uso avanzato di modelli linguistici si sta rivelando una risorsa metodologica preziosa per comprendere e analizzare le narrazioni prodotte dalla classe. Ricerche sperimentali dimostrano come l’IA possa essere addestrata (ad esempio applicando modelli semiotici come il quadrato di Floch) per mappare le polarità emotive dei racconti degli studenti, clusterizzare le narrazioni (referenziali, mitiche, oblique, sostanziali) e decodificarne le risonanze affettive. Questo permette all’insegnante di raccogliere dati immediati sulla sfera emotiva e sul coinvolgimento del gruppo classe, facilitando l’erogazione di feedback efficaci e l’inclusione di alunni svantaggiati o fragili.
Bibliografia essenziale
Balleri, L. (2024). Autobiografia tra scrittura manuale, digitale e Intelligenza Artificiale: Un viaggio nella costruzione del sé. Graphos. Rivista internazionale di pedagogia e didattica della scrittura, 6
Benvenuto, G (2022). Perché la scuola fa scrivere sempre meno? Ovvero come cambia la scrittura a scuola. Graphos. Rivista internazionale di pedagogia e didattica della scrittura, 1.
De Carlo, F. (2022). La scrittura autobiografica come strumento per promuovere competenze di auto-orientamento: Un’esperienza laboratoriale con giovani laureati. Graphos. Rivista internazionale di pedagogia e didattica della scrittura, 1, 153-168.
Di Padova, M., Tinterri, A., Basta, A., De Martino, D., & Dipace, A. (2023). Autobiografia narrativa sui social media: analisi di risonanze emotive e strutture semiotiche attraverso l’IA. Graphos. Rivista internazionale di pedagogia e didattica della scrittura, 4, 107-122.
Travaglini, R. (2022). Scrittura a mano versus scrittura digitale: conflitto o integrazione?. Graphos. Rivista internazionale di pedagogia e didattica della scrittura, 1, 35-46.