Nel dibattito contemporaneo sulla lettura si parla spesso di una “crisi” legata alla diminuzione del tempo dedicato ai testi lunghi o alla cosiddetta reading crisis (crisi della lettura profonda), vista come un declino delle competenze di comprensione profonda nei contesti educativi e sociali.
Tuttavia, si potrebbe pensare che il problema non sia tanto la quantità di lettura, o il suo calo, quanto l’eccesso incontrollato di parole e stimoli linguistici a cui siamo costantemente esposti attraverso smartphone e media digitali.
Questo paradosso è al centro dell’articolo The real crisis of literacy – we’re reading too much.
Qual è il punto?
Secondo questa lettura critica, nell’era digitale e dell’AI siamo, paradossalmente, iper-alfabetizzati, costantemente connessi, bombardati da parole, notifiche, messaggi, notizie, commenti e testi di ogni tipo. In questo modo, perdiamo la connessione diretta con l’esperienza sensoriale e corporea del mondo e finiamo per:
smarrire il contatto con la realtà immediata perché la nostra mente è occupata da un “mondo linguistico parallelo” alla realtà tangibile;
confondere il linguaggio con il mondo stesso, perdendo la capacità di fare esperienza diretta fuori dal testo;
perdere di vista che la nostra comprensione non dipende solo da quante parole leggiamo, ma da come le integriamo con le esperienze sensoriali e cognitive che precedono e sostengono la lingua.
In questo senso, l’articolo invita a guardare oltre il numero di parole lette o l’accesso ai testi: l’alfabetizzazione riguarda la qualità dell’interazione con il linguaggio e il mondo, e la capacità di non ridurre la conoscenza alle sole informazioni testuali.
L’articolo offre vari spunti su cui riflettere:
Leggere non significa assorbire automaticamente le informazioni: l’attenzione frammentata dal continuo flusso di stimoli digitali può ridurre la profondità della comprensione, anche se leggiamo molto.
La comprensione profonda richiede tempo, spazio mentale e strategia: attività di lettura lenta, annotazione ponderata dei testi e riflessione possono aiutare gli studenti a connettere il linguaggio con le loro esperienze.
Creare pause e momenti di “silenzio linguistico” può essere una pratica educativa significativa: non per isolare dal mondo digitale, ma per dare agli studenti la possibilità di riconoscere e valutare il loro rapporto con le parole.
Fonte
The real crisis of literacy – we’re reading too much (articolo originale in lingua inglese pubblicato su TheNewStatesman)
Il mondo nascosto da una valanga di parole - Kit Wilson - Internazionale (traduzione italiana pubblicata su Internazionale)
Questa osservazione, volutamente provocatoria, apre una questione centrale per la didattica contemporanea: nella scuola di oggi quanto spazio viene realmente dedicato non alla quantità di testi letti, ma alla qualità dell’esperienza di lettura? ![]()