Che cos’è l’istruzione di qualità? Che cosa consideriamo un buon esito formativo? Sono domande che attraversano la discussione sulla scuola.
Ogni anno la Fondazione Agnelli, tramite il portale Eduscopio, elaborando una complessa valutazione della scuola italiana, riporta al centro questi interrogativi.
Il portale si serve di dati solidi, perché misura percorsi scolastici simili all’interno di territori omogenei e permette di osservare ciò che accade agli ex studenti nei primi anni post-diploma. I licei sono valutati attraverso voti universitari e crediti maturati, gli indirizzi professionalizzanti attraverso occupazione e coerenza tra studi e lavoro. Le soglie di inclusione evitano oscillazioni casuali e restituiscono un indice affidabile, utile per orientarsi ma da leggere con attenzione (per maggiori informazioni sull’analisi dei dati, leggi anche qui).
Ai risultati si accede da una piattaforma che restituisce classifiche relative, in base alla ricerca specifica dell’utente e ai criteri che sceglie.
Il quadro offerto dalla valutazione del 2025 mostra trend interessanti.
Il primo riguarda il rapporto fra grandi città e provincia: numerose scuole di provincia raggiungono punteggi alti, spesso superiori a quelli di istituti più conosciuti nelle grandi città: è il caso del liceo “Giovanni Battista Ferrari” di Este, indirizzo scientifico-scienze applicate, che ottiene 94,45/100 punti.
Anche in altri centri minori emergono percorsi solidi, mentre nelle aree urbane la distribuzione appare più irregolare e la competizione non sempre produce esiti migliori.
Una buona valutazione ottiene in generale l’opzione scienze applicate del Liceo scientifico, rispecchiando l’evoluzione della domanda formativa, che valorizza indirizzi con forte componente STEM, ritenuti propedeutici a percorsi di studio più richiesti dal mercato del lavoro.
Ma una classifica permette di leggere tendenze e differenze in base a criteri oggettivi: voti, crediti, occupazione; resta fuori tutto ciò che appartiene alla vita quotidiana delle classi, alla qualità della didattica, alla costruzione di competenze critiche e relazioni significative: aspetti che difficilmente un indicatore riesce a catturare. Senza contare la riflessione necessaria sulla validità stessa dei ranking oggettivi (è il caso anche per Eduscopio) e delle variabili che decide di includere ed escludere.
Ciò che la scuola produce è solo in parte misurabile; resta invisibile ciò che dà valore all’esperienza formativa oltre i numeri.
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Per approfondire: C. Corsini, Sull’utilità e il danno di “misurazione e valutazione” in educazione, in ID (a cura di), Rileggere Visalberghi, Quaderni di ricerca in Scienze dell’educazione, 2018, pp. 13-28.
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E tu cosa ne pensi? Pensi che questo tipo di classificazione fornisca dati utili per famiglie e studenti? Ci sono altri strumenti che possiamo usare per valutare la qualità di un istituto scolastico?
Faccelo sapere rispondendo al sondaggio o commentando direttamente!
- Strumenti come Eduscopio sono utili e necessari per aiutare le famiglie nelle loro scelte scolastiche
- I ranking sarebbero più utili se considerassero più fattori (background degli studenti, condizioni socio-economiche, valutazione qualitativa degli studenti…)
- Non mi fido dei ranking oggettivi, rappresentano una realtà complessa in modo troppo bidimensionale
- Non ho un’opinione chiara a riguardo