Quando la scienza dell’apprendimento non arriva in aula

C’è una convinzione rassicurante che accompagna spesso chi insegna: più anni passano in aula, più diventiamo automaticamente esperti di come funziona l’apprendimento. Eppure un recente studio pubblicato su Research and Education invita a mettere in pausa questa certezza. I ricercatori hanno chiesto a oltre cento docenti universitari quanto conoscessero davvero i principi della scienza dell’apprendimento e quanto fossero consapevoli dei propri limiti quando prendono decisioni didattiche. Il risultato è meno scontato di quanto si possa immaginare.

Da un lato, molti docenti riconoscono correttamente alcune strategie solide e supportate dalla ricerca: l’insegnamento esplicito, la pratica distribuita nel tempo, il recupero attivo delle informazioni tramite test e domande. Tutti strumenti che sappiamo funzionare bene, anche se spesso appaiono meno “attraenti” di altre metodologie. Dall’altro lato, però, una parte consistente degli insegnanti continua a considerare efficaci pratiche che la ricerca ha ormai ampiamente ridimensionato, come gli stili di apprendimento, l’idea dei “nativi digitali” o l’apprendimento per scoperta non guidato.

L’aspetto forse più interessante dello studio non riguarda però solo cosa i docenti credono, ma quanto sono consapevoli di ciò che sanno davvero. Molti partecipanti si sono dimostrati convinti di avere una buona comprensione delle basi scientifiche dell’apprendimento, ma questa sicurezza non sempre era accompagnata da conoscenze accurate. In altre parole, la fiducia soggettiva non coincideva con la competenza reale. È un classico problema metacognitivo: quando mancano strumenti per valutare le proprie conoscenze, diventa difficile accorgersi degli errori o delle semplificazioni che guidano le nostre scelte didattiche.

Per chi insegna nella scuola, questo studio è uno specchio utile. Ci ricorda che l’esperienza, da sola, non ci protegge dai miti educativi e che anche le convinzioni più diffuse possono essere sbagliate. Ma soprattutto suggerisce che la formazione degli insegnanti non dovrebbe limitarsi a “nuove metodologie”, bensì includere un lavoro esplicito sulle nostre credenze, sul modo in cui valutiamo le prove scientifiche e sulla capacità di riconoscere ciò che non sappiamo ancora.

https://www.researchgate.net/publication/393648276_Discerning_Myths_from_Methods_University_Faculty’s_Understanding_of_Learning_Science_and_Metacognition_on_Pedagogy

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