Nel libro Painters’ Playbooks in the Art Market of Early Modern Amsterdam (2025), Weixuan Li propone un cambio di prospettiva: leggere il mercato dell’arte del Seicento non come somma di biografie, ma come un ecosistema urbano fatto di strategie, relazioni e accesso alle opportunità.
**Cosa si intende per “playbooks” **
Con “playbooks” Li intende un insieme di strategie ricorrenti, una sorta di “manuale di gioco” informale, che molti pittori adottavano per orientarsi in un mercato competitivo: scegliere dove collocare lo studio, come entrare nei giri giusti, quali relazioni coltivare, e come rendersi visibili e affidabili per clienti e intermediari. Non è quindi un tratto psicologico individuale, ma un pattern collettivo che emerge dall’interazione tra città, reti e mercato.
Questa ricerca propone una “lettura” del dipinto basata su 4 livelli:
- Iconografico (tradizionale): Cosa rappresenta?
- Spaziale: Dove viveva l’artista? In quale quartiere si concentravano i maestri?
- Relazionale: Chi erano i suoi apprendisti, patroni, rivali?
- Economico: Quanto costava? Chi poteva permetterselo?
Leggere il mercato artistico con questa lente significa utilizzare l’arte come modo concreto per comprendere come funzionano le società: chi decide il valore, come si costruisce l’autorevolezza, come si formano i circuiti di opportunità.
Qualche spunto di riflessione
Se dovessimo descrivere i “playbooks” dei creativi contemporanei, quali sarebbero e cosa rivelerebbero delle nostre città e piattaforme?
Quanto conta la prossimità, oggi, tra spazio fisico e spazio digitale, nella costruzione della reputazione?
E come possiamo portare a scuola mappe e reti non come “grafici da interpretare”, ma come testi visuali da leggere criticamente, esattamente come facciamo con un’immagine?


