Cosa accade quando l’occhio del critico d’arte incontra gli strumenti della Data Science?
Il progetto di Lev Manovich e del Software Studies Initiative ci offre una prospettiva molto interessante, mappando l’evoluzione stilistica di Piet Mondrian e Mark Rothko attraverso la Cultural Analytics.
Utilizzando il software ImagePlot , le opere vengono trasformate in punti carichi di dati all’interno di uno “spazio di stile”. Ecco i risultati più interessanti emersi dallo studio:
- L’unicità misurabile
: Nessun dipinto occupa lo stesso punto matematico nello spazio luminosità/saturazione. Questo conferma quantitativamente l’ideologia del modernismo basata sull’opera unica e originale. - Il DNA del colore
: Mondrian non sceglieva i colori in modo casuale. I suoi lavori tra il 1905 e il 1917 si raggruppano in cluster precisi, dominati dal giallo/arancio o dal blu/viola. - Il passaggio di testimone
: I dati mostrano un dialogo incredibile: Rothko inizia le sue esplorazioni astratte esattamente dove Mondrian aveva concluso le proprie (area ad alta luminosità e bassa saturazione), per poi spingersi in territori cromatici mai toccati dal suo predecessore. - Vedere l’invisibile con la PCA
: Attraverso la Principal Component Analysis , lo studio raggruppa le opere analizzando simultaneamente decine di caratteristiche visive (texture, forme, gradienti), rivelando somiglianze strutturali profonde che sfuggono all’occhio nudo.
Cos’è la PCA?
Immaginate di dover descrivere un quadro usando 60 dettagli diversi. La PCA è un algoritmo che elabora questi dati complessi e li riassume in due sole coordinate principali. È come scattare una fotografia a un oggetto 3D: perdiamo qualche dettaglio, ma otteniamo una mappa che ci permette di vedere subito quali opere si somigliano per struttura e stile profondo.
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