Dear Data: la formalizzazione dell'identità attraverso il "Data Humanism"

Il progetto Dear Data, ideato dalle Information Designers Giorgia Lupi e Stefanie Posavec, rappresenta una pietra miliare nel superamento della concezione puramente quantitativa e impersonale dei Big Data. In particolare, nell’arco di un intero anno l’esperimento ha visto le due professioniste,residenti rispettivamente a New York e a Londra, raccogliere, catalogare e visualizzare i dati della propria quotidianità su cartoline inviate per posta.

L’obiettivo del progetto è stato quello di dimostrare come il dato, se privato della sua rigidità algoritmica e ricondotto ad una dimensionale artigianale, possa trasformarsi in uno strumento di indagine psicologica, sociologica e narrativa. Questo approccio getta le basi per quello che Giorgia Lupi definisce “Data Humanism” ovvero Umanesimo dei dati.

La metodologia di raccolta e l’architettura del dato

Ogni settimana dell’esperimento è stata dedicata a una specifica macro-categoria comportamentale, emotiva o ambientale. Il processo metodologico si articolava in tre fasi distinte:

  • Tracciamento quantitativo e qualitativo: la raccolta non si è limitata al mero conteggio numerico (es. quanti caffè consumati), ma ha integrato variabili qualitative e contestuali (es. l’orario della giornata, il livello di gradimento, la presenza di altre persone). Questo ha permesso di catturare le sfumature e il contesto dietro ogni singola azione.

  • Categorizzazione e definizione dei pattern: I dati grezzi accumulati durante la settimana venivano analizzati per individuare ricorrenze, anomalie e tendenze, estraendo un senso logico dal flusso apparentemente caotico delle abitudini quotidiane.

  • Traduzione visiva analogica: La codifica dei dati è avvenuta rigorosamente a mano libera, escludendo l’uso di software di computazione grafica. Ogni cartolina è diventata così un pezzo unico di data visualization, dove forme, colori, spessori delle linee e posizionamenti geometrici rispondevano a rigide regole semiotiche.

La struttura delle cartoline: fronte e retro

Il funzionamento del progetto si basa sul dualismo strutturale della cartolina fisica, un formato che impone limiti di spazio precisi ma offre una fruizione immediata:

  • Il fronte (la visualizzazione): Rappresenta il dataset tradotto in infografica astratta. L’estetica non è mai puramente decorativa, ma è la diretta conseguenza geometrica dei dati raccolti. La scelta di uno stile analogico accentua la vulnerabilità e l’umanità del contenuto tracciato.

  • Il retro (la legenda e il testo): Contiene la chiave di lettura (la chiave di decodifica sintattica) necessaria per interpretare il fronte. Accanto alla legenda, lo spazio rimanente ospita brevi annotazioni contestuali e i dati di spedizione, combinando la rigidità dell’analisi visiva con l’intimità della corrispondenza epistolare.

Tematiche esplorate e tassonomia del quotidiano

Nel corso delle 52 settimane, le autrici hanno mappato una vasta gamma di comportamenti umani, strutturando l’indagine attorno a tre macro-aree di analisi:

1. Comportamenti e abitudini

Questa prima area si concentra sulla misurazione empirica delle routine che scandiscono le nostre giornate. Gli esempi includono il consumo di caffeina e alcool, l’atto di guardare continuamente l’orologio o la frequenza di sblocco dello smartphone. L’obiettivo dell’analisi è il monitoraggio della dipendenza tecnologica e lo studio dei ritmi biologici quotidiani.

2. Interazioni e relazioni

Il focus si sposta qui sull’aspetto interpersonale e sociale. Vengono catalogati elementi come i contatti fisici, le conversazioni avviate con sconosciuti e persino gli sguardi scambiati nello spazio pubblico. La mappatura di questi dati permette di visualizzare in modo scientifico le dinamiche relazionali e i reali livelli di socializzazione dell’individuo.

3. Stati emotivi e cognitivi

L’indagine penetra nella sfera più intima, cercando di dare una forma geometrica ai processi psicologici. Tra i topic settimanali figurano i pensieri ricorrenti, i sentimenti di invidia, i giudizi interiori e persino la percezione soggettiva dei suoni ambientali. L’analisi persegue la quantificazione dell’intangibile per una profonda analisi psicologica del sé.

Impatto culturale e rilevanza nel Design moderno

L’esperimento di Dear Data dimostra che i dati possono essere utilizzati non solo per ottimizzare l’efficienza aziendale o monitorare le performance (approccio tipico del Self-Quantification), ma per generare empatia e connessione interpersonale.

Il valore scientifico e artistico dell’opera è stato formalmente riconosciuto a livello internazionale: l’intero corpus delle 52 cartoline originali è stato infatti acquisito dal MoMA di New York per la sua collezione permanente di Architettura e Design, sancendo il ruolo della visualizzazione dei dati come forma d’arte contemporanea e strumento d’indagine antropologica.


Verso una vuova estetica del dato: dal frammento alla mostra antologica

Le 52 cartoline di Dear Data non hanno costituito un esperimento isolato, bensì l’atto fondativo di un manifesto intellettuale che ha ridefinito i confini del design della comunicazione. Quella ricerca metodologica, basata sulla decostruzione del dato freddo a favore del racconto antropologico, ha tracciato la strada per le successive evoluzioni professionali delle autrici.

Se Dear Data rappresenta la genesi analogica e intima di questa filosofia, l’evoluzione successiva ha portato il “Data Humanism” a contaminare ambiti insospettabili: dall’alta moda al design d’interni, fino alla documentazione clinico-scientifica di forte impatto sociale.
Questo approccio si è definitivamente consacrato nel 2026, trasformandosi in un’esperienza immersiva e monumentale attraverso la prima mostra personale di Giorgia Lupi in Italia, ospitata alle Gallerie d’Italia di Vicenza, dove tappeti, abiti, dipinti e installazioni ambientali sono diventati un’estensione fisica e tangibile delle nostre esistenze digitalizzate.

Il progetto completo qui

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