Atlante Calvino: un modo per leggere la letteratura con le Digital Humanities

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di Digital Humanities, tanto che in FEM abbiamo dedicato un’intera area tematica a questi temi, che include Linguistics for Learning, Augmented Arts e Media Education.

Cosa sono le Digital Humanities?

Si tratta di un campo di ricerca che usa strumenti digitali (database, annotazioni, visualizzazioni, mappe, grafici) per studiare fenomeni umanistici come letteratura, lingua, storia o arte. In ambito letterario, il digitale non serve a “sostituire” la lettura, ma a osservare aspetti dei testi che durante una lettura lineare rischiano di restare invisibili.

Uno dei concetti più noti in questo ambito è quello di distant reading, proposto da Franco Moretti: invece di leggere pochi testi in profondità, si osservano grandi quantità di dati per individuare pattern, strutture ricorrenti e fenomeni generali.
Ma c’è un rischio: allontanarsi troppo dal testo e perdere proprio ciò che rende interessante la letteratura.

È in questo contesto che nasce l’Atlante Calvino, un progetto che propone un approccio diverso, definito scalable reading: una metodologia che alterna visione d’insieme e ritorno alla lettura ravvicinata.


Cos’è l’Atlante Calvino

L’Atlante Calvino, sviluppato dall’Università di Ginevra insieme al Politecnico di Milano, applica questo approccio all’opera narrativa di Italo Calvino.
Si tratta di una piattaforma interattiva che permette di esplorare i testi dell’autore attraverso tre percorsi principali:

  • Spazio → i luoghi fisici, geografici e immaginari delle opere
  • Forma → le strutture narrative e l’organizzazione dei testi
  • Dubbio → le opposizioni, le riflessioni e le tensioni filosofiche ricorrenti

Tra questi, il percorso dedicato ai luoghi è particolarmente interessante anche dal punto di vista didattico.

I ricercatori hanno classificato gli spazi presenti nei romanzi e nei racconti distinguendo:

  • luoghi reali
  • luoghi inventati
  • luoghi cosmici
  • luoghi generici
  • luoghi geolocalizzabili

La classificazione non è stata affidata completamente a sistemi automatici (non è quindi distant, ma scalable reading), perché nella letteratura il significato di un luogo non è mai soltanto “geografico”: può essere simbolico, astratto, ambiguo.


Perché è interessante per la didattica

L’Atlante Calvino mostra bene che il digitale può essere usato nella didattica della letteratura non solo per rendere le lezioni più interattive, ma per sviluppare nuove forme di osservazione del testo.

Ad esempio, filtrando per “luoghi terrestri inventati”, si capisce subito una cosa: nei testi di Calvino i luoghi immaginari (come città inesistenti, paesi sospesi, ambientazioni astratte) non sono eccezioni, ma una componente strutturale del suo modo di raccontare. La visualizzazione rende immediatamente visibile qualcosa che durante la lettura percepiamo, ma difficilmente osserviamo in modo sistematico.

Attività di questo tipo possono aiutare gli studenti a:

  • classificare ambientazioni
  • confrontare spazi reali e immaginari
  • visualizzare ricorrenze
  • discutere come un autore costruisce il proprio universo narrativo

In questo senso, le Digital Humanities possono aiutare a leggere in modo più consapevole, facendo emergere strutture che normalmente restano implicite.

:books: Per approfondire:
Che cosa sono le digital humanities” di Giuseppe Previtali
The Right Distance: The Researcher’s Key Role between Literary Criticism and Data Visualization in the Atlante Calvino Project.

:speech_balloon: Hai mai portato in classe attività di distant reading? Com’è andata?

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