Annotare le immagini per mostrare il pensiero 🧠

Osservare un’opera d’arte non significa soltanto “guardarla”. Significa selezionare dettagli, riconoscere relazioni, formulare ipotesi e sostenerle con evidenze.

Nell’analisi delle immagini accade spesso di passare troppo rapidamente dal “vedo” al “significa”: un colore diventa un’emozione, un gesto una narrazione, una figura un simbolo. Senza un processo esplicito di osservazione però, l’interpretazione rischia di non rendere visibili le evidenze su cui si fonda.

L’annotazione visiva introduce proprio questo passaggio. Annotare un’opera significa localizzare un dettaglio, una forma, uno sguardo, una linea di forza o un elemento iconografico. Successivamente associare a quell’area una nota, una domanda, una relazione o un’ipotesi: in questo modo, l’immagine diventa uno spazio di analisi, non solo qualcosa da contemplare, ma un campo su cui costruire significato.

A questo proposito, annotare consente di rendere visibile il ragionamento. Ad esempio, lo studente mostra dove guarda, quali elementi considera rilevanti e come costruisce la propria lettura. Il docente, a sua volta, può osservare non soltanto la risposta finale, ma il percorso che ha condotto lo studente a formulare quella risposta: in particolare, quali indizi sono stati scelti, quali connessioni sono state stabilite e quali interpretazioni restano da verificare.

Questa pratica ha una funzione cognitiva ben precisa. Selezionare e nominare elementi visivi aiuta a organizzare l’attenzione, collegare testo e immagine sostiene l’integrazione tra codici verbali e visivi, esplicitare le evidenze permette di discutere un’interpretazione senza ridurla a una preferenza personale. In questa prospettiva, l’annotazione può sostenere la memoria perché combina osservazione, gesto, linguaggio e organizzazione delle informazioni.

Alcune ricerche sul disegno osservativo e sulla produzione visiva indicano che tradurre ciò che si osserva in un segno coinvolge insieme processi percettivi, semantici e motori. L’annotazione non coincide con il disegno, ma condivide un principio fondamentale: osservare attivamente implica scegliere, discriminare, mettere in relazione e rappresentare.

L’annotazione è inoltre coerente con l’approccio di Visible Thinking sviluppato da Project Zero di Harvard. Le Thinking Routines sono brevi strutture che rendono il pensiero più esplicito, discutibile e condivisibile. Applicate a un’opera d’arte, aiutano a rallentare lo sguardo e a distinguere ciò che si osserva da ciò che si inferisce o si interpreta.

Anche nella ricerca storico-artistica e nelle Digital Humanities, l’annotazione semantica è utilizzata per collegare porzioni specifiche dell’immagine a soggetti, dettagli, relazioni formali, contesti e ipotesi interpretative. Progetti come ARTigo dimostrano che l’annotazione collaborativa delle opere non è una pratica marginale: rende le collezioni più accessibili, ricercabili e aperte a nuove connessioni tra immagini, temi e descrittori.

In Future Education Modena abbiamo cercato di tradurre questi principi sviluppando una tecnologia, la piattaforma Pinxit Studio che consente di annotare le immagini: infatti, attraverso la funzione dell’annotazione è possibile delimitare aree, evidenziare dettagli, aggiungere note, raccogliere osservazioni e costruire percorsi di lettura condivisi. La tecnologia in questo caso non aggiunge un mero elemento decorativo all’opera, ma offre una grammatica per osservare, argomentare e discutere attraverso le immagini.

Ecco un esempio di annotazione direttamente al’interno di PINXIT Studio, in particolare su “Compianto sul Cristo morto” di Giotto per la Cappella degli Scrovegni di Padova qui in modalità gigapixel.

Fonti e approfondimenti

Schneider, S. (2024). ARTigo: Data from Social Tagging with Art-historical Images. Journal of Open Humanities Data, 10, Article 54.

Presenta ARTigo, un progetto di citizen science dedicato al tagging collaborativo di immagini storico-artistiche. Il progetto mostra come le annotazioni prodotte dagli utenti possano rendere le collezioni piĂš accessibili, ricercabili e aperte a nuove connessioni interpretative.

Wang, X., Song, N., Liu, X., & Xu, L. (2021). Data modeling and evaluation of deep semantic annotation for cultural heritage images. Journal of Documentation, 77(4), 906–925.
https://doi.org/10.1108/JD-06-2020-0102
Un riferimento centrale per l’annotazione semantica applicata a immagini del patrimonio culturale: propone e valuta un modello multilivello per collegare dettagli dell’immagine, relazioni e significati. Il framework integra metadati, terminologia di dominio, ontologie, tassonomie e descrizioni in linguaggio naturale, consentendo una lettura fine e strutturata delle opere.doi

Abgaz, Y., et al. (2021). A Methodology for Semantic Enrichment of Cultural Heritage Images. Heritage Science, 9, 84.
https://doi.org/10.1186/s40494-021-00567-y
Propone una metodologia per l’arricchimento semantico delle immagini del patrimonio culturale. L’annotazione collega aree specifiche dell’immagine a descrizioni, concetti e conoscenze di dominio, rendendo le risorse visive più esplorabili e riutilizzabili nella ricerca.

Sahota, M., et al. (2016). Learning Pathology Using Collaborative vs. Individual Annotation of Whole Slide Images: A Mixed Methods Trial. BMC Medical Education, 16, 311.

Studio sperimentale sull’annotazione di immagini digitali ad alta risoluzione. L’annotazione collaborativa ha favorito il riconoscimento delle caratteristiche visive e la comprensione, in particolare negli studenti con una base disciplinare già consolidata e in presenza di consegne strutturate.bmcmededuc.biomedcentral

Fan, J. E., et al. (2020). Relating Visual Production and Recognition of Objects in Human Visual Cortex. The Journal of Neuroscience, 40(8), 1710–1721.
https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.1843-19.2019
Studio neuroscientifico sul disegno osservativo. Produrre segni a partire da ciò che si osserva coinvolge rappresentazione visiva, selezione delle caratteristiche rilevanti e processi visuomotori; offre un supporto indiretto al valore dell’osservazione attiva e della traduzione dell’immagine in segni e parole.pmc.ncbi.nlm.nih

Katz, J. S., et al. (2021). Observational Drawing in the Brain: A Longitudinal Exploratory fMRI Study. Neuropsychologia, 159, 107911.

Ricerca longitudinale sul disegno osservativo che rileva miglioramenti in competenze visive e cambiamenti funzionali in reti associate a attenzione, controllo ed elaborazione visuospaziale. È utile per inquadrare l’annotazione come pratica di attenzione guidata, pur senza sovrapporla al disegno.pubmed.ncbi.nlm.nih

Project Zero, Harvard Graduate School of Education. Visible Thinking e Thinking Routines.

Framework pedagogico fondato su routine brevi che aiutano gli studenti a rendere espliciti, condividere e sviluppare i processi di pensiero. L’annotazione può agire come traccia visiva di questo ragionamento.

Cosa ne pensi? Usa l’annotazione nella tua pratica didattica quotidiana? :wink:

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