Quando un “Monet AI” diventa uno specchio dei nostri bias

Sulla piattaforma X è stato fatto un esperimento molto interessante e divertente: è stata pubblicata l’immagine di un’opera di Monet accompagnata dalla scritta “generata con l’AI”. Nel post è stato chiesto alle persone di spiegare perché fosse inferiore a un vero Monet. In particolare, molti utenti, tra cui anche storici dell’arte, hanno reagito subito con critiche molto dure, parlando di mancanza di profondità, di composizione debole, di colori poco coerenti e di un aspetto che, secondo loro, “tradiva” l’origine artificiale dell’immagine.

Il punto interessante è che l’immagine non era un falso, ovvero generata dall’AI: si trattava di un vero Monet, reso virale proprio perché presentato come se fosse stato prodotto dall’IA. In questo modo l’esperimento ha mostrato quanto il giudizio cambi quando cambia l’etichetta: la stessa immagine viene valutata diversamente se crediamo che sia umana o artificiale.

Questo si collega bene alla letteratura recente sul bias verso l’arte generata dall’IA. Studi sperimentali mostrano che le opere etichettate come AI-made vengono spesso valutate come meno creative, meno significative e meno apprezzabili, anche quando l’immagine è la stessa e cambia solo la didascalia. Altri lavori indicano anche che la semplice indicazione “AI” può influenzare non solo il giudizio globale, ma perfino la percezione di colore, brillantezza e qualità visiva.

Qui il dettaglio del post con i commenti apparsi e subito cancellati dagli utenti appena hanno saputo che l’opera in realtà era un originale dell’artista.

In allegato due articoli che spiegano bene il rapporto tra l’AI ed i bias :backhand_index_pointing_down:
qui Bias against AI art can enhance perceptions of human creativity
qui Humans versus AI: whether and why we prefer human-created compared to AI-created artwork

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