In una lettera aperta che è rimasta abbastanza in sordina, 30 organizzazioni giovanili che rappresentano varie voci in Europa, chiedono apertamente di essere inserite nei processi decisionali delle politiche in ambito digitale. Azioni di divieto e innalzamento dell’età nell’accesso ai social network, vengono identificate come la soluzione sbagliata e improduttiva di regolamentazione sulla questione.
Nella lettera si chiede apertamente di non chiudere i giovani in una gabbia dorata, ma di renderli attivi e promotori delle proprie esigenze e di possibili soluzioni, in quanto i social network sono stati e sono tuttora un’opportunità ineguagliabile di accesso alle informazioni, creazione di connessioni e partecipazione. I divieti bloccano tutto, sia gli aspetti positivi che negativi.
Andando oltreoceano, i giovani sanno identificare cosa fanno sulle piattaforme e quali sono le esperienze negative o positive che affrontano ora in una chat, ora in un commento. Ma, come già premesso in un articolo precedente, stiamo vivendo a un inasprimento della polarizzazione che riguarda l’uso dei social network, correlato ad azioni politiche (es. il divieto in Australia ai minori di 16 anni) e processi in corso (es. i recenti casi da USA e Messico) che catturano l’attenzione nel panorama informativo odierno. La lettera aperta si inscrive in questo contesto e intende proporre una visione differente del problema:
“The success of child protection policies should never be measured by how many young people are excluded from online spaces, but by how many young people have access to safe online spaces that match their reality.”
(tr. Il successo delle politiche di protezione dell’infanzia non dovrebbe mai essere misurato dal numero di giovani esclusi dagli spazi online, bensì dal numero di giovani che hanno accesso a spazi online sicuri e adatti alla loro realtà.)
Si chiede non un divieto di accesso alle piattaforme, magari posticipando l’accesso ai servizi, ma il cambiamento delle piattaforme stesse e delle funzionalità problematiche che ora sono identificate con maggiore chiarezza, quali l’infinite scrolling, i feed algoritmici, il sistema di notifiche push (quell’insieme di pratiche che in termini tecnici definiamo “architettura persuasiva”).
In questa lettera, i giovani chiedono apertamente di essere coinvolti nelle azioni rivolte ai produttori di tali piattaforme per ingenerare un dialogo costruttivo, in cui gli utenti e i fruitori sono una parte attiva nella co-costruzione delle piattaforme che usano tutti i giorni. Anche quando accettiamo di fornire i nostri dati di utilizzo di un sistema operativo o forniamo un feedback per un bug occorso in un’app di nostro utilizzo stiamo entrando in una community che si prende cura dei propri interessi e di quelli del produttore. Non è forse questo un processo di costruzione collettiva che il web ha portato a livello planetario agli anni '90 ad oggi? Non è possibile pensare che produttori e fruitori possano trovare un ambito di condivisione di necessità e obiettivi che rispettino entrambe le parti?
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