A fine Ottocento, la rivoluzione della salute pubblica passò dalle fogne. Sconfiggemmo il colera perché imparammo a temere l’acqua contaminata. Oggi, nessuno di noi berrebbe da una fonte dubbia, eppure… accettiamo quotidianamente di respirare “aria contaminata”.
Oggi vi riporto dati e curiosità che ho ascoltato nella puntata 2 “Gli effetti della crisi climatica sul cervello umano” del podcast “A Wild Mind” di Andrea Bariselli (psicologo e neuroscienziato). Un contenuto prezioso che tratta natura, neuroscienze e gli intrecci che tengono unite tutte le cose.
Riflettiamo insieme su un tema centrale: la qualità dell’aria che respiriamo mentre impariamo e lavoriamo.
Se la CO2 sale, il cervello scende
Passiamo fino a 20 ore al giorno in ambienti chiusi. Il nostro organismo dialoga con l’ambiente attraverso l’aria, ma il nostro sistema biologico non è pronto alle concentrazioni di anidride carbonica che raggiungiamo negli spazi indoor.
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La metafora delle bottiglie: Respiriamo in media 8 litri d’aria al minuto (circa 6 bottiglie da 1,5L). In una stanza affollata, quanto tempo impiega l’aria a saturarsi ci CO2?
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La soglia critica: Già a 600 ppm (parti per milione) di CO2 il cervello mostra i primi segnali di sofferenza.
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Il crollo cognitivo: A 1500 ppm — livello comunissimo in uffici e camere da letto — perdiamo fino al 50% della nostra lucidità ed efficacia decisionale.
Il paradosso della classe
Nelle scuole la situazione può essere critica: dopo soli 30-45 minuti di lezione, i livelli di CO2 possono superare i 2500 ppm.
Si chiede agli studenti di comprendere concetti complessi e di essere creativi proprio mentre la loro biologia è in modalità “emergenza” per la mancanza di “aria fresca”. La didattica è compromessa da ciò che non vediamo. Il nostro cervello è progettato per stare all’aperto, ma viviamo in un sistema progettato al chiuso. È ora di riprogrammare questo equilibrio.
Cosa facciamo in FEM: percorsi sulla qualità dell’aria
Tutto ciò che è invisibile e trasparente rischia di non esistere ai nostri occhi. In FEM vogliamo rendere visibile questo nemico silenzioso per mitigarlo e ridurlo, non solo comprenderlo.
Aiutiamo le scuole e le comunità a riappropriarsi della propria salute cognitiva attraverso:
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Workshop per le Scuole: gli studenti scoprono il ruolo dei sensori per monitorare non solo la CO2, ma anche il particolato PM2.5, la temperatura e l’umidità dell’aria.
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Cittadinanza Scientifica: insegniamo a usare i dati per riprogettare le abitudini e gli spazi del futuro.
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Neuroarchitettura: applichiamo le neuroscienze alla progettazione degli spazi. Studiamo come i volumi, la luce e la ventilazione influenzano le funzioni cerebrali, trasformando le aule in ambienti che potenziano l’apprendimento invece di affaticarlo.
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School of Sustainability: una sfida per insegnanti e studenti per comprendere la qualità dell’aria a 360°.
E voi, quanto spesso aprite le finestre in ufficio o in classe? Siete curiosi di sapere cosa dicono i dati della vostra aula?
Scriveteci per progettare insieme come portare il tema dell’ARIA PULITA in classe!