Immagini che curano: graphic medicine e visual storytelling

:speaking_head: Stefano Calabrese e Valentina Conti | :spiral_calendar: 20/02/2026
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Fumetti e graphic novels possono diventare strumenti terapeutici? La risposta arriva dalla graphic medicine, un ambito interdisciplinare che unisce neuroscienze, narratologia e pratica clinica per mostrare come il visual storytelling possa trasformare la relazione di cura.
Stefano Calabrese e Valentina Conti, autori del volume Che cos’è la medicina narrativa, presentano le evidenze più recenti sull’uso di fumetti e immagini in educazione medica, assistenza sanitaria e interventi terapeutici. Al centro dell’incontro c’è un meccanismo neurocognitivo cruciale: la simulazione incarnata (embodied simulation). Vedere immagini che rappresentano azioni, emozioni o sensazioni corporee attiva nel nostro cervello le stesse aree coinvolte nel viverle direttamente, generando un’esperienza più immersiva e profonda rispetto al solo testo.
Questo processo neurobiologico spiega perché i fumetti possono risultare particolarmente efficaci nel comunicare l’esperienza della malattia, nel formare professionisti sanitari più empatici, nel supportare pazienti nell’elaborazione del trauma e nel costruire ponti di comprensione tra chi cura e chi è curato. La graphic medicine non sostituisce l’evidence-based medicine, ma la integra, riconoscendo che la testimonianza del paziente, il suo vissuto emotivo e corporeo sono centrali quanto i sintomi fisici.
L’incontro mostra come i graphic novels aiutano a raccontare e comprendere disturbi mentali, patologie croniche, disabilità; come il disegno diventa strumento di rielaborazione per chi vive la malattia; come le immagini rendono visibile ciò che altrimenti resterebbe invisibile. Un dialogo tra arte, scienza e cura che ridefinisce cosa significa imparare a prendersi cura.