Parlare di agency significa parlare di potere di azione
C’è un momento, in ogni classe, in cui qualcosa cambia.
Non è quando uno studente risponde correttamente.
Non è nemmeno quando completa un compito.
È quando smette di chiedere “Va bene così?”
e inizia a dire: “Ho scelto di farlo in questo modo.”
Per molto tempo, la scuola ha lavorato per formare studenti “esperti”: capaci, competenti, autonomi. Ma oggi, dentro la prospettiva dell’UDL, questo non basta più. La vera sfida è un’altra: formare studenti che siano “agenti” del proprio apprendimento.
Non più solo esecutori ben allenati, ma persone che sanno orientarsi, scegliere, riflettere e agire.
La ricerca ci aiuta a capire quale condizioni permettono a uno studente di prendere decisioni sul suo processo di apprendimento.
Secondo Code (2020), l’agency riguarda la capacità di regolare processi:
- cognitivi
- emotivi
- comportamentali
Barnes (2020) aggiunge quattro elementi chiave:
- definizione degli obiettivi
- azione intenzionale
- riflessione e autoregolazione
- senso di autoefficacia
L’agency non nasce nel vuoto. Nasce in ambienti progettati con intenzionalità.
È l’ambiente, prima di tutto, che deve essere ripensato. Non lo studente. Non i suoi limiti, reali o percepiti. È lo spazio educativo — fatto di scelte didattiche, linguaggi, relazioni e possibilità — che può aprire o chiudere le porte all’apprendimento.
Quando iniziamo a progettare contesti che riducono le barriere, accade qualcosa di sorprendente, quasi silenzioso ma profondamente trasformativo. Gli studenti iniziano a partecipare di più. Non perché obbligati, ma perché trovano finalmente un punto di accesso. Le voci, anche quelle che restavano ai margini, cominciano a emergere. E insieme alle voci, emergono le identità: storie, culture, modi diversi di pensare e di dare significato al mondo trovano spazio e legittimità.
In questo senso, l’agency non è solo una qualità individuale, ma una condizione che nasce nella relazione tra studente e ambiente. Come sottolinea Restani (2021), la possibilità per uno studente di agire come soggetto attivo dipende anche da quanto la comunità di apprendimento è capace di valorizzare tutte le voci del gruppo. È lì, in quello spazio condiviso e intenzionalmente costruito, che l’agency può davvero prendere forma.
Promuovere l’agency significa accettare una sfida profonda:
- rinunciare al controllo totale
- progettare possibilità, non solo consegne
- ascoltare davvero
Significa passare da:
- “Fai questo”
a - “Come vuoi affrontarlo?”
E allora la domanda non sarà solo:
*Gli studenti stanno imparando?
Ma diventerà - hanno l’opportunità di scegliere, di riflettere e le loro azioni vengono apprezzate?
Riflettiamo: quanto margine di azione hanno i nostri studenti nelle nostre scuole?