Se una didattica è davvero inclusiva, perché dovremmo ancora parlare di individualizzazione e personalizzazione?

È una domanda meno scontata di quanto sembri.

Quando parliamo di Universal Design for Learning, la parola universale può infatti trarre in inganno: perché potremmo pensare che significhi progettare una stessa esperienza per tutti. Invece l’intenzionalità del termine “Universalità” ha un altro proposito, e cioè, progettare tenendo conto fin dall’inizio della variabilità degli studenti. La versione 3.0 delle UDL Guidelines, ci ricorda che non esiste uno “studente medio” e la variabilità riguarda non solo il modo di apprendere, ma anche interessi, identità, esperienze e contesti. (Linee Guida UDL)

L’universalità, quindi, non equivale a uniformità. Ecco perché permettere al concetto di individualizzazione e personalizzazione di essere utilizzati come strategie durante la progettazione ci avvicina di più alla didattica inclusiva. Sono tre modi diversi di rispondere alla stessa sfida: progettare una scuola capace di tenere insieme ciò che gli studenti hanno in comune e ciò che li rende unici.

L’individualizzazione risponde alla seguente domanda:

Come posso permettere a questo studente o questa studentessa di raggiungere gli obiettivi di apprendimento previsti?

L’obiettivo può rimanere comune, mentre possono cambiare tempi, strumenti, supporti, strategie o modalità di lavoro.

L’UDL può quindi ridurre la necessità di creare continuamente adattamenti “su misura”, perché molte opzioni vengono previste già nella progettazione. Ma non elimina la necessità di interventi individualizzati: alcuni studenti continueranno ad aver bisogno di supporti specifici.

E la personalizzazione?

La personalizzazione va un passo oltre.

La letteratura non offre una definizione unica del termine — l’OECD stessa evidenzia la pluralità di significati associati alla personalizzazione — ma il concetto richiama generalmente la costruzione di percorsi che tengano conto della persona, dei suoi interessi, delle sue caratteristiche e della possibilità di esercitare scelta e agency. https://www.oecd.org/en/publications/personalising-education_9789264036604-en.html?utm_source=chatgpt.com “Personalising Education | OECD”

Per cui la domanda da farsi è:
Quale esperienza di apprendimento può avere significato per questa persona?

Ed è interessante notare come questa dimensione sia oggi esplicitamente presente anche nell’UDL 3.0, che parla di interessi, identità, scelta, autonomia, rilevanza e autenticità. (Linee Guida UDL)

Tre prospettive, dunque che potremmo leggere così:

UNIVERSALITÀ
Progetto per la variabilità.

INDIVIDUALIZZAZIONE
Adatto il percorso quando una barriera richiede un supporto specifico.

PERSONALIZZAZIONE
Creo possibilità perché l’apprendimento possa diventare significativo e personale.

La riflessione può partire da qui:
“Quanto posso progettare per la variabilità prima di dover progettare per il singolo?”

È proprio qui che l’UDL può diventare una logica progettuale: partire dalla variabilità, progettare molteplici possibilità e intervenire individualmente quando quelle possibilità non sono ancora sufficienti.
In definitiva l’intenzionalità pedagogica è creare le condizioni perché ciascuno possa trovare una possibilità di accesso, partecipazione e successo nell’apprendimento.

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