Nuove formazioni: Inclusione. Mai perdere di vista le basi pedagogico-didattiche

Durante le formazioni vedo sempre più insegnanti alla ricerca di strumenti o strategie per gestire classi sempre più eterogenee, focalizzandosi su dispositivi come i Piani Didattici Personalizzati o le misure dispensative. In questo modo, però, si rischia di perdere di vista la cornice pedagogica che giustifica e dà forza a quelle scelte. Per dimostrare che l’inclusione non è ‘un’aggiunta per pochi’ ma una progettazione di base per tutti, il modo migliore è ripartire proprio dalle nostre competenze pedagogico-didattiche.

Con le nuove formazioni in arrivo, le aspettative sembrano essere ancora una volta sbilanciate verso la tecnica, focalizzandosi su nuove strategie e sull’introduzione dell’Intelligenza Artificiale. Il punto è che se non risolviamo prima il nodo delle relazioni educative e se non maturiamo la convinzione profonda che l’inclusione sia un diritto inalienabile della persona, continueremo a cercare escamotage passeggeri per tamponare i gap creati nel tempo. La didattica non si improvvisa, tanto meno davanti a individui in piena fase di sviluppo.

I percorsi di formazione, non possono più limitarsi a distribuire ricette pronte all’uso o pillole tecnologiche; devono invece aiutarci a trasformare, e persino a ribaltare, il nostro modo tradizionale di fare scuola. Non si tratta di aggiungere l’ennesimo strumento digitale a una lezione frontale pensata un secolo fa, ma di ripensare l’intera architettura dell’apprendimento alla luce di frameworks come l’Universal Design for Learning.

Questo cambio di paradigma produce un duplice beneficio. Da un lato, si traduce in un vantaggio concreto per gli studenti, che smettono di sentirsi “etichettati” o scissi tra percorsi standard e misure speciali, trovando finalmente un ambiente flessibile e accogliente. Dall’altro, rappresenta una risorsa fondamentale per la nostra stessa integrità e autorevolezza professionale. Smettere di rincorrere l’emergenza con interventi frammentati e burocratici ci restituisce il nostro ruolo più autentico: quello di progettisti della conoscenza, capaci di guidare la complessità con competenza pedagogica, evitando azioni didattiche improvvisate e dannoso.

Le nostre formazioni in FEM hanno questo proposito: guidare al cambiamento e poter finalmente progettare percorsi significativi per tutti!