Cosa succede con l'inclusione nel mondo? Adattare il curricolo per ridurre i divari di equità

Come stanno affrontando i sistemi educativi di diversi Paesi il tema dell’inclusione?

Il rapporto OECD (2021), Adapting Curriculum to Bridge Equity Gaps: Towards an Inclusive Curriculum analizza come il curricolo possa essere ripensato per rispondere alla crescente diversità degli studenti e ridurre i divari di equità.

L’OCSE individua quattro principali direzioni di innovazione: curricolo digitale, curricolo personalizzato, curricolo basato su competenze e approcci interdisciplinari e curricolo flessibile.

L’obiettivo comune è superare il modello “one-size-fits-all”, cioè un curricolo pensato nello stesso modo per tutti gli studenti.

Gli studenti, infatti, hanno conoscenze pregresse, interessi, competenze, lingue, esperienze culturali e bisogni differenti.

Personalizzare per includere

Tra le strategie analizzate dall’OCSE, la personalizzazione del curricolo assume un ruolo importante.

Personalizzare significa offrire differenti possibilità di accesso ai contenuti, di partecipazione, di scelta, di ritmo e, in alcuni casi, anche di valutazione.

Questo approccio può essere particolarmente significativo per gli studenti più vulnerabili, ad esempio studenti con bisogni educativi speciali, studenti con difficoltà di apprendimento, studenti con background migratorio o linguistico diverso e studenti a rischio di abbandono.

La personalizzazione, però, non è automaticamente inclusiva.

Può diventare problematica quando porta a percorsi stigmatizzanti, a basse aspettative o a una separazione degli studenti.

Per questo l’OCSE sottolinea l’importanza di contrastare i bias degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, soprattutto quando riguardano le capacità e il potenziale degli studenti.

Il ruolo degli insegnanti

Un curricolo inclusivo richiede insegnanti preparati a leggere la variabilità degli studenti e a prendere decisioni progettuali adeguate.

La formazione, il tempo, le risorse e il supporto professionale sono quindi condizioni essenziali per rendere possibile la personalizzazione.

Anche la valutazione deve essere coerente con questa prospettiva: non è sufficiente personalizzare l’insegnamento se poi tutti gli studenti devono dimostrare ciò che hanno imparato attraverso un’unica modalità standardizzata.

Dal modello “per alcuni” al modello “per tutti”

Uno dei contributi più interessanti del rapporto riguarda l’Universal Design for Learning (UDL).

L’OCSE propone di utilizzare l’UDL come una sorta di checklist per verificare l’inclusività del curricolo, progettando fin dall’inizio per una maggiore varietà di studenti e intervenendo sulle possibili barriere all’apprendimento.

La prospettiva cambia quindi: non aspettare che emerga una difficoltà per creare un adattamento, ma progettare considerando la variabilità come una caratteristica normale della classe.

Cosa possiamo imparare?

L’esperienza dei diversi Paesi mostra che l’innovazione curricolare può contribuire a ridurre i divari, ma può anche crearne di nuovi se non viene progettata con attenzione.

Per questo l’OCSE individua cinque lezioni fondamentali: utilizzare l’UDL come riferimento per la progettazione, ripensare il rapporto tra apprendimento e valutazione, evitare di stigmatizzare i percorsi personalizzati, considerare i rischi oltre alle opportunità e non sottovalutare le risorse necessarie per garantire l’equità.

L’inclusione, quindi, non sembra essere un intervento aggiuntivo da applicare a un curricolo già progettato.

È soprattutto un criterio con cui progettare il curricolo fin dall’inizio.

Fonte: OECD (2021), Adapting Curriculum to Bridge Equity Gaps: Towards an Inclusive Curriculum, OECD Publishing. https://www.oecd.org/en/publications/adapting-curriculum-to-bridge-equity-gaps_6b49e118-en/full-report/component-3.html?utm_source=chatgpt.com