Perché i Punti di Forza dei nostri studenti e studentesse sono la Vera Chiave dell'Inclusione?

Un viaggio tra Profilo di Funzionamento, approccio Bio-Psico-Sociale e Universal Design for Learning per trasformare le nostre classi.

  1. Oltre la diagnosi

Per anni la scuola ha lavorato per “sottrazione”: arrivava una diagnosi e ci si chiedeva “Cosa non sa fare o non può questo studente?”.
Con il Profilo di Funzionamento (sviluppato secondo la logica dell’ICF dell’OMS), la prospettiva cambia radicalmente. Il modello bio-psico-sociale ci dice una cosa fondamentale: il funzionamento di una persona non dipende solo dalle sue caratteristiche o particolarità, ma dall’interazione tra la persona e l’ambiente.

Abbiamo detto tante volte che l’ostacolo può diventare una barriera insormontabile se l’ambiente è rigido.
*** Il punto di forza** è la leva su cui focalizzarci per abbattere quella barriera.

  1. Perché partire dai Punti di Forza? (Il motore della motivazione)

Partire da ciò che un alunno sa fare o ama fare non è una semplice “facilitazione”, ma una precisa strategia neuro-didattica:

*** Autoefficacia e Neuroplasticità:** Quando valorizziamo le competenze esistenti (i talenti visivi, l’empatia, l’abilità logica, la creatività manuale), attiviamo il circuito della dopamina. Lo studente si sente capace, riduce l’ansia da prestazione e diventa ricettivo all’apprendimento.
*** Contagio Positivo:** I punti di forza di un alunno con BES possono diventare risorse per l’intera classe (es. la memoria visiva eccezionale di un compagno può guidare la creazione di mappe per tutti).

  1. La Triade Perfetta: Bio-Psico-Sociale, BES e UDL

Come si collegano questi tre elementi nella pratica quotidiana?

  1. Il Profilo di Funzionamento ci fornisce i dati: chi è l’alunno, cosa lo facilita, quali sono i suoi contesti di benessere e quali le sue competenze emergenti.
  2. I Bisogni Educativi Speciali (BES) non sono “etichette”, ma situazioni temporanee o permanenti da prendere in carico flessibilmente.
  3. L’Universal Design for Learning (UDL) è la risposta didattica: invece di progettare per lo studente “medio” (che non esiste) e poi far realizzare un’attività al di fuori del gruppo a chi ha un bisogno educativo specifico, l’UDL progetta fin dall’inizio percorsi flessibili basati per tutti sui tre principi dell’UDL:
  • Molteplici mezzi di ingaggio (Perché si apprende) ➔ Agganciamo gli interessi dell’alunno.
  • Molteplici mezzi di rappresentazione (Cosa si apprende) ➔ Usiamo i suoi canali di forza (es. visivo/cinestetico).
  • Molteplici mezzi di azione e espressione (Come si apprende) ➔ Lasciamo che dimostri ciò che sa attraverso le sue abilità.

Dalla Teoria alla classe: Come Trasformare un Punto di Forza in Progettazione?

Facciamo un esempio pratico:

Caso studio: Marco ha una diagnosi di dislessia e grandi difficoltà nella scrittura/lettura (Barriera), ma ha passione per il videomaking ed è molto collaborativo (Punto di forza + Facilitatore).

  • Approccio Tradizionale: Ridurre il testo, dare schede riassuntive e fargli fare meno compiti (approccio trasmissivo e compensativo “passivo”).
  • Approccio basato su Punti di Forza + UDL: Per la verifica di storia, la classe può scegliere tra scrivere un tema, fare un’esposizione orale o creare un breve video documentario. Marco guida il gruppo sul montaggio video, sfrutta il suo talento visivo, lavora con i compagni e apprende i contenuti storici senza essere bloccato dal limite della decodifica del testo.

Come possiamo comprovare da questo esempio, progettare per Uno per Raggiungere Tutti è un’ottima scelta didattica!

Una precisazione:
Progettare sui punti di forza non significa ignorare le difficoltà o le fragilità.
Significa scegliere da dove e come iniziare il processo di apprendimento per la classe.

Se iniziamo dalle fondamenta più solide (ciò che lo studente sa fare e ama), le fragilità diventeranno sfide da affrontare insieme.

“E voi nelle vostre classi da quale punto di forza ripartite quest’anno?”