Un viaggio tra Profilo di Funzionamento, approccio Bio-Psico-Sociale e Universal Design for Learning per trasformare le nostre classi.
- Oltre la diagnosi
Per anni la scuola ha lavorato per “sottrazione”: arrivava una diagnosi e ci si chiedeva “Cosa non sa fare o non può questo studente?”.
Con il Profilo di Funzionamento (sviluppato secondo la logica dell’ICF dell’OMS), la prospettiva cambia radicalmente. Il modello bio-psico-sociale ci dice una cosa fondamentale: il funzionamento di una persona non dipende solo dalle sue caratteristiche o particolarità, ma dall’interazione tra la persona e l’ambiente.
Abbiamo detto tante volte che l’ostacolo può diventare una barriera insormontabile se l’ambiente è rigido.
*** Il punto di forza** è la leva su cui focalizzarci per abbattere quella barriera.
- Perché partire dai Punti di Forza? (Il motore della motivazione)
Partire da ciò che un alunno sa fare o ama fare non è una semplice “facilitazione”, ma una precisa strategia neuro-didattica:
*** Autoefficacia e Neuroplasticità:** Quando valorizziamo le competenze esistenti (i talenti visivi, l’empatia, l’abilità logica, la creatività manuale), attiviamo il circuito della dopamina. Lo studente si sente capace, riduce l’ansia da prestazione e diventa ricettivo all’apprendimento.
*** Contagio Positivo:** I punti di forza di un alunno con BES possono diventare risorse per l’intera classe (es. la memoria visiva eccezionale di un compagno può guidare la creazione di mappe per tutti).
- La Triade Perfetta: Bio-Psico-Sociale, BES e UDL
Come si collegano questi tre elementi nella pratica quotidiana?
- Il Profilo di Funzionamento ci fornisce i dati: chi è l’alunno, cosa lo facilita, quali sono i suoi contesti di benessere e quali le sue competenze emergenti.
- I Bisogni Educativi Speciali (BES) non sono “etichette”, ma situazioni temporanee o permanenti da prendere in carico flessibilmente.
- L’Universal Design for Learning (UDL) è la risposta didattica: invece di progettare per lo studente “medio” (che non esiste) e poi far realizzare un’attività al di fuori del gruppo a chi ha un bisogno educativo specifico, l’UDL progetta fin dall’inizio percorsi flessibili basati per tutti sui tre principi dell’UDL:
- Molteplici mezzi di ingaggio (Perché si apprende) ➔ Agganciamo gli interessi dell’alunno.
- Molteplici mezzi di rappresentazione (Cosa si apprende) ➔ Usiamo i suoi canali di forza (es. visivo/cinestetico).
- Molteplici mezzi di azione e espressione (Come si apprende) ➔ Lasciamo che dimostri ciò che sa attraverso le sue abilità.
Dalla Teoria alla classe: Come Trasformare un Punto di Forza in Progettazione?
Facciamo un esempio pratico:
Caso studio: Marco ha una diagnosi di dislessia e grandi difficoltà nella scrittura/lettura (Barriera), ma ha passione per il videomaking ed è molto collaborativo (Punto di forza + Facilitatore).
- Approccio Tradizionale: Ridurre il testo, dare schede riassuntive e fargli fare meno compiti (approccio trasmissivo e compensativo “passivo”).
- Approccio basato su Punti di Forza + UDL: Per la verifica di storia, la classe può scegliere tra scrivere un tema, fare un’esposizione orale o creare un breve video documentario. Marco guida il gruppo sul montaggio video, sfrutta il suo talento visivo, lavora con i compagni e apprende i contenuti storici senza essere bloccato dal limite della decodifica del testo.
Come possiamo comprovare da questo esempio, progettare per Uno per Raggiungere Tutti è un’ottima scelta didattica!
Una precisazione:
Progettare sui punti di forza non significa ignorare le difficoltà o le fragilità.
Significa scegliere da dove e come iniziare il processo di apprendimento per la classe.
Se iniziamo dalle fondamenta più solide (ciò che lo studente sa fare e ama), le fragilità diventeranno sfide da affrontare insieme.
“E voi nelle vostre classi da quale punto di forza ripartite quest’anno?”