Perché le funzioni esecutive dovrebbero essere al centro della nostra didattica

Quante volte ci siamo trovati davanti a studenti che non riescono a concentrarsi, che si dimenticano i materiali, o che sembrano sopraffatti da compiti che per noi adulti sembrano semplici? Dietro questi comportamenti non c’è pigrizia o disattenzione “voluta”, ma spesso un vero bisogno di sviluppare le funzioni esecutive: quelle abilità cognitive che ci permettono di pianificare, organizzare, controllare emozioni e mantenere l’attenzione.

Possiamo pensare alle funzioni esecutive come al sistema operativo che gestisce tutte le altre competenze: se quel sistema è debole, anche le migliori conoscenze scolastiche faticano a emergere. Non dobbiamo considerarle solo un “tema extra” ma come qualcosa che possiamo “insegnare” ogni giorno, nello svolgimento dell’apprendimento stesso

Ecco alcune pratiche concrete che possiamo sperimentare già domani in classe:

Mini-incontri individuali di 3 minuti: una volta alla settimana, chiedi allo studente quali abilità esecutive vuole migliorare e come pensa di farlo. Questo piccolo spazio di riflessione costruisce consapevolezza.

Micro-lezioni quotidiane di 5 minuti: pochi minuti dedicati ogni giorno a un singolo aspetto (organizzazione, pianificazione, gestione del tempo) aiutano a consolidare l’uso consapevole di queste competenze.

Entrata/Uscita con intenzione: chiedi agli studenti, all’inizio della lezione, quale funzione esecutiva useranno e come; e alla fine, come l’hanno usata realmente.Questo semplice rituale porta alla riflessione meta-cognitiva. Un cambio di prospettiva che vale per tutta la scuola.

Questo approccio non riguarda solo studenti con diagnosi di difficoltà, ma tutti i ragazzi e le ragazze: le funzioni esecutive sono alla base di un apprendimento efficace e di una partecipazione attiva alla vita scolastica e personale

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