Esiste un legame ancestrale e potente tra i bambini e gli insetti. Forse è una questione di prospettiva, di vicinanza al suolo, o forse è l’innata attrazione per ciò che brulica di vita nell’erba, proprio dove i bambini amano stare. Chi li osserva con meraviglia e chi con un pizzico di fobia, ma nessuno resta indifferente. Oggi, però, non parliamo solo di piccoli abitanti, ma del legame indissolubile tra loro e il bosco, e di come il nostro sguardo possa cambiare il significato di una parola complessa: biodiversità.
Immaginate di voler percorrere il viale monumentale del Parco della Mandria, a Venaria (TO).
Arrivate e scoprite che non si può: è chiuso, alberi caduti, rami spezzati, un senso di disordine che sembra stonare con la maestosità del luogo. Da turisti, la prima reazione è spesso di fastidio: “Perché non sgomberano? È abbandono o mancanza di fondi?”. Ma è proprio qui che il sentiero interrotto diventa l’aula scolastica più importante: quella della didattica della curiosità.
Quegli alberi, abbattuti dalla tempesta di vento del 2022, non sono un rifiuto da smaltire. Sono diventati una culla. All’interno di quel “legno morto” si nasconde l’Osmoderma eremita, un coleottero rarissimo, quasi invisibile e classificato “in pericolo” (EN) nella Red List IUCN – scopri categorie e criteri.
Questo dipende proprio dalla decomposizione del legno per completare il suo ciclo vitale. Insieme a lui, uccelli e altri insetti trovano rifugio e nutrimento, trasformando un evento catastrofico in una rinascita. Comprendere che ciò che ai nostri occhi appare “morto” o “disordinato” è, in realtà, vita, ci sorprende.
Altra regione, altra meraviglia: mentre a Torino si protegge l’invisibile, nei boschi secolari dell’Alto Adige è ricomparso il Cerambice alpino (Rosalia alpina), anch’esso “vulnerabile” (VU) nella Red List IUCN.
È un coleottero dal colore azzurro magnetico, quasi irreale, che sembra uscito da un libro d’arte. Il Cerambice ha un ruolo importante: è una “specie ombrello” (umbrella species).
In ecologia, scegliere una specie ombrello come target di tutela significa proteggere, con un solo gesto, l’intero ecosistema che vive sotto il suo raggio d’azione. Poiché il Cerambice ha bisogno di vecchi faggeti e tronchi in decomposizione per le sue larve, proteggerlo significa salvare intere foreste vetuste, campionesse di stoccaggio della CO₂ e scrigni di migliaia di altre forme di vita.
Il suo fascino azzurro a macchie nere rompe il pregiudizio dell’insetto “brutto o fastidioso”, diventando un ponte verso l’empatia e l’entomologia. Ci ricorda che la natura non ha bisogno di essere “ripulita” o “ordinata” secondo i nostri canoni estetici; ha bisogno di essere compresa nei suoi cicli, dove la decomposizione è energia che alimenta il futuro.
Se vi capita, visitate il Parco della Mandria o i boschi. Fermatevi a parlare con le guardie forestali, chiedete il “perché” di un ramo a terra. Scoprirete che la curiosità è la chiave per vedere l’invisibile e che, per educare al futuro, a volte bisogna saper guardare con occhi nuovi un vecchio tronco caduto.
Come educatori, quanto spazio diamo all’osservazione dell’inusuale? Preferiamo spiegare “come dovrebbe essere” un bosco o indaghiamo insieme ai ragazzi il “perché” di un disordine apparente? … pensiamoci!
