Siamo abituati a leggere la città con gli occhi: mappe, segnaletica, architetture, flussi. Ma cosa succede se cambiamo senso di riferimento?
L’artista e ricercatrice Diane Borsato ha sviluppato il progetto “Olfactory Mapping”, una pratica partecipativa in cui gruppi di persone vengono invitati a esplorare lo spazio urbano utilizzando l’olfatto come strumento principale di osservazione.
Durante queste esplorazioni, i partecipanti camminano insieme in specifiche aree della città con un compito preciso: annusare, riconoscere, descrivere e registrare gli odori incontrati lungo il percorso. Non si tratta solo di “sentire”, ma di costruire un vero e proprio vocabolario olfattivo.
Cosa viene fatto concretamente?
- I partecipanti annotano gli odori percepiti (es. pane, smog, umidità, vegetazione, rifiuti).
- Descrivono intensità, qualità e associazioni emotive o mnemoniche.
- Collegano gli odori a luoghi specifici, creando una mappa alternativa dello spazio.
- Condividono le percezioni in gruppo, evidenziando differenze soggettive.
- In alcuni casi, producono mappe visive, archivi o narrazioni collettive basate sugli odori.
Il risultato non è una mappa “oggettiva”, ma una rappresentazione situata, sensibile e culturale della città.
Questo approccio è interessante anche perché si colloca in uno spazio ibrido tra discipline:
- È arte, perché costruisce un’esperienza estetica e interpretativa del territorio.
- È (in parte) etnografia, perché raccoglie percezioni, memorie e significati condivisi.
- È urbanismo sensoriale, perché legge la città attraverso le esperienze corporee e quotidiane, non solo attraverso infrastrutture e funzioni.
Inoltre, emergono elementi che le mappe tradizionali ignorano:
routine quotidiane, stagionalità, dinamiche sociali, cura e degrado, identità dei quartieri.
Ed è qui che il collegamento con l’UDL diventa potente.
Nel framework dell’Universal Design for Learning, la Visual Literacy è centrale ma non sufficiente. Progetti come questo mostrano come l’apprendimento possa essere progettato attivando canali diversi, valorizzando anche chi non apprende principalmente attraverso il visivo.
A questo proposito vorrei coinvolgere anche @Cari_Fro esperta in Universal Design for Learning, @AlessandroZocchi e @stefania.bruni neuroscienziati per una riflessione sul tema. In particolare, in FEM stiamo portando avanti da un po’ di tempo ricerche sul tema Neuroarchitettura, ovvero come gli ambienti possono influenzare l’apprendimento. A questo proposito, si parla tanto di rimettere l’uomo al centro dell’esperienza educativa, l’olfactory mapping secondo me ci ricorda che gli spazi non sono solo contenitori: sono attivi, agiscono sui nostri sensi, sulla nostra memoria, sul nostro benessere.
.Il progetto completo qui
