Continuano le mie interviste e questa volta ho avuto il piacere di intervistare un mio carissimo conterraneo: Giovanni Postiglione. @giovannipostiglione, da molti docenti che seguono alcuni corsi legati alle DH, digital humanities, in FEM, è già noto perché ha partecipato a diversi webinar in qualità di esperto.
Chi è Giovanni Postiglione? Giovanni si occupa principalmente di progettare strategie di storytelling e contenuti narrativi per promuovere la memoria storica del territorio e delle città, dei luoghi storici, delle opere d’arte e dei beni culturali in generale. Vi lascio il link al suo sito per ulteriori approfondimenti: https://www.giovannipostiglione.it/
Al centro della nostra chiacchierata lo storytelling e nello specifico il digital storytelling e il rapporto con la narrazione e soprattutto con la comunicazione. Non sono mancati riferimenti al ruolo che oggi occupa il visual storytelling nei diversi contesti e l’enorme crescita del fenomeno identificato come “v-log”.
L’intervista
Annamaria
Dallo storytelling al digital storytelling: perché è necessario ricorrere al digital storytelling nella comunicazione?
Giovanni Postiglione
Il passaggio da storytelling a digital storytelling è stato un fisiologico e necessario adattamento all’evoluzione e alla diffusione della digitalizzazione che ha rivoluzionato abitudini quotidiane, consumi, condivisione di contenuti e di informazioni da parte delle persone. Le storie abitano nei “luoghi” vissuti dalle persone, e le persone stesse riempiono i “luoghi” che vivono con le proprie storie, così come cercano i “luoghi” in cui possano ascoltare, vivere, condividere storie efficaci ed emozionanti che parlino ai propri bisogni più profondi. Se in passato ci siamo radunati intorno al fuoco, ai piedi di un cantastorie medievale, nei teatri e nelle piazze, per ascoltare storie di valori che ci identificassero come comunità, oggi “abitiamo” il web, i blog, le community video, il metaverso, i social, le piattaforme streaming, i device mobili ecc. per interagire con le narrazioni e con le storie delle aziende, dei personaggi, dei prodotti, dei musei, dei brand, delle istituzioni, della cerchia sociale che selezioniamo. È in questi evoluti ecosistemi digitali, possibili grazie ai progressi dell’informatica e delle tecnologie smart, che abitano le grandi storie, sia quelle migrate nella loro versione digitale e multimediale, sia quelle native (cioè nate direttamente in un ambiente digitale, con elementi e caratteristiche digitali). In realtà il processo ha subito un’ulteriore trasformazione, e le esperienze avvengono con abitudini phygital, cioè tra fisico e digitale, e quindi anche le narrazioni stanno mutando in questo senso, proprio a conferma del legame che hanno con le abitudini sociali delle persone.
Progettare una strategia di comunicazione con lo storytelling digitale è oggi indispensabile per almeno due motivi: la possibilità di raggiungere in modo mirato il proprio pubblico di riferimento (che sia generico o di nicchia), perché è nel digitale che oggi tutti si incontrano, parlano, scrivono, ascoltano, leggono, commentano, ecc.; godere e sfruttare i vantaggi del digitale: misurabilità, diffusione, condivisione, interazione,varietà di media e formati, amplificazione e potenziamento del processo di creazione, strumenti a disposizione, effetto cognitivo-emozionale.
Annamaria
Quanto è importante la componente visual nello storytelling?
Giovanni Postiglione
Il detto popolare “un’immagine vale più di mille parole” ha il suo fondamento scientifico nelle neuroscienze. Gli studi sul funzionamento del nostro cervello rivelano che comunicare per immagini risulti molto più efficace rispetto a un flusso di informazioni di solo testo. Le immagini sono immediate, evocano emozioni e sensazioni, creano connessioni emotive più profonde, sono
comprese dalla maggior parte del pubblico e superano le barriere linguistiche; restano impresse nella mente più a lungo rispetto alle parole. Tutto ovviamente dipende dal contesto culturale e personale. Quanto detto finora vale il doppio se le immagini sono utilizzate come strumento di narrazione. E se già tutto questo potenziale è relativo alle sole immagini statiche, figuriamoci cosa può invece produrre un formato video, oggi sicuramente molto più potente, diretto, coinvolgente, immersivo ed efficace di una fotografia o di una grafica. La fotografia non è “morta” ma i formati video sono molto più richiesti nel settore della comunicazione (pensiamo ai reel di Instagram e di tiktok, ai tutorial su YouTube, ai corti, alle serie TV, alle GIF animate). E con un video si può raccontare in modo più completo una trama, o parte di una trama, di una
storia, inserendo anche dialoghi, sottotitoli, testi, voce e dati. La sola componente visuale può avere dei limiti, come ad esempio determinati dettagli complessi o concetti astratti che invece sarebbero espressi meglio anche con il supporto di parole. Inoltre le immagini e i video possono essere manipolati, per trasmettere messaggi fuorvianti o distorti. Quindi la proposta di una combinazione mista è la soluzione più efficace per assicurarsi che il messaggio del progetto di storytelling sia chiaro, completo ed efficace.
Annamaria
Come spieghi il fenomeno della crescita dei v-log?
Giovanni Postiglione
Narrazione personale, multimedialità, impatto diretto, linguaggio semplice e spontaneo, action e creatività: ecco alcune dei punti forti dei vlog con cui oggi influencer, agenzie e aziende, brand, istituzioni culturali, redazioni giornalistiche e content creator di ogni ambito possono raccontare le proprie storie. Il vlog è uno storytelling visuale ideale per fare content marketing, per alzare il tasso engagement e costruire narrazioni diverse dalla solita comunicazione.
I vlog confermano l’efficacia del formato video e della narrazione “animata” accennati nella domanda precedente. Leggere un blog testuale è faticoso, sfogliare un blog fotografico è affascinante ma alla lunga potrebbe annoiare; entrambi i formati richiedono un complesso lavoro di codifica del messaggio. Il formato video risponde a una naturale tendenza a un minor lavoro da parte del nostro cervello, desiderato forse dopo l’overloading di contenuti dopo la pandemia. Il breve racconto video nei vlog è una modalità più diretta e coinvolgente che immerge l’utente nei molteplici aspetti di una storia. I creator dei vlog applicano in parte o totalmente tecniche di storytelling e di narrazione, e riescono a ottenere risultati molto interessanti per raccontare al proprio pubblico un vero e proprio piano editoriale di contenuti, che dalla forma di scrittura (blog) evolve in video (v-log). In genere il vlogger struttura il video seguendo una mini trama che inizia con un obiettivo/sfida e si esaurisce con un finale o una risoluzione in ogni puntata. Questo storytelling innesca una connessione diretta, autentica e intima attraverso la camera, cattura
l’attenzione del pubblico che segue il flusso e la visuale del reporter, vive le sue inquadrature, le sue scelte direzionali, i suoi gesti, le sue reazioni emotive. Il linguaggio non-verbale, il ritmo e il coinvolgimento dinamico, l’aggiunta di musica, suoni e testo favoriscono lo stimolo di molteplici altri recettori cognitivo-motori perché arricchiscono la resa e la forma del racconto.
Tutto questo è possibile grazie al digitale e a una tecnologia smart accessibile a chiunque.
