Nella nostra quotidianità di insegnanti capita spesso di chiederci “come posso spiegare meglio?”. Ma forse la domanda più potente è un’altra: *“quanti modi sto offrendo ai miei studenti per percepire ciò che propongo?”
A volte diamo per scontato che un’immagine chiarisca tutto, che un grafico renda immediatamente comprensibile una relazione, che una spiegazione orale basti a orientare la classe. Eppure sappiamo bene che non tutti gli studenti accedono alle informazioni nello stesso modo. Per alcuni una rappresentazione visiva è illuminante, per altri è densa, confusa o addirittura inaccessibile. Lo stesso vale per il suono: una spiegazione orale può essere coinvolgente, ma se resta l’unico canale rischia di diventare una barriera.
Offrire molteplici mezzi di percezione non è un “di più”, né un’attenzione riservata solo agli studenti con bisogni educativi speciali. È una scelta didattica essenziale che migliora l’accesso all’apprendimento per tutti. Significa affiancare alle immagini parole che descrivono, ai video trascrizioni che restano, alle spiegazioni orali supporti visivi o testuali. Significa rendere i contenuti trasformabili, attraversabili, flessibili.
Quando un’informazione può essere vista, ascoltata, toccata, riletta, non stiamo semplificando: stiamo aprendo porte. Stiamo permettendo a ciascuno studente di scegliere il canale più funzionale in quel momento, con quelle risorse cognitive, emotive e sensoriali. E stiamo insegnando, implicitamente, che non esiste un solo modo “giusto” di imparare.
Progettare con questa consapevolezza richiede intenzionalità, ma restituisce ambienti di apprendimento più equi, più calmi, più efficaci. Ambienti in cui l’accesso all’informazione non è un ostacolo da superare, ma un ponte da attraversare insieme.
Forse la vera inclusione inizia proprio da qui: non da ciò che spieghiamo, ma da come rendiamo possibile percepirlo.