ChatGPT sta allenando o indebolendo il pensiero critico?

Immaginate uno studente davanti a un compito difficile. Una volta avrebbe dovuto cercare informazioni, confrontare fonti, formulare ipotesi e costruire una risposta. Oggi può ottenere tutto questo in pochi secondi chiedendolo a un chatbot.

È un vantaggio straordinario. Ma c’è una domanda che sempre più ricercatori si stanno ponendo: cosa succede quando smettiamo di fare il lavoro mentale perché qualcun altro, o qualcosa, lo fa al posto nostro?

Un recente studio del MIT suggerisce che l’uso frequente dei chatbot può produrre un effetto paradossale. Le persone riescono a svolgere meglio alcuni compiti quando sono assistite dall’IA, ma potrebbero diventare meno efficaci quando devono affrontarli da sole.

Non è una novità assoluta. Da anni deleghiamo alla tecnologia parti delle nostre capacità cognitive: il navigatore ricorda le strade, il calendario gli appuntamenti, la calcolatrice i conti. L’intelligenza artificiale, però, sta iniziando a sostituire qualcosa di più profondo: il ragionamento.

Per la scuola questa non è una cattiva notizia, ma una nuova sfida. Se gli studenti possono ottenere risposte in pochi secondi, il nostro compito diventa ancora più importante. Non insegnare semplicemente a trovare informazioni, ma a valutarle. Non limitarsi a cercare risposte, ma imparare a fare domande migliori.

Forse il rischio maggiore non è che l’IA sbagli. È che abbia spesso l’aspetto di avere ragione.

Per questo il pensiero critico diventa più prezioso che mai. Gli studenti dovranno imparare a chiedersi: “Come lo sai?”, “Quali prove hai?”, “Esistono altre spiegazioni?”. Domande che valgono per una persona, per un libro e oggi anche per un chatbot.

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui apprendiamo. Ma la capacità di dubitare, verificare e ragionare resta una competenza profondamente umana. Ed è proprio questa che la scuola deve continuare ad allenare.

https://dl.acm.org/doi/10.1145/3772318.3790656

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E’ proprio così e mi accorgo su me stesso di quanto l’abuso di delega di pensiero e mancata verifica personale possa trasmettere l’idea che si “sappia” qualcosa che in realtà si è ricevuto come risposta ad una domanda, spesso nemmeno formulata in modo chiaro e magari con qualche errore ortografico di troppo dato dalla “fretta”. Sarà un tema sempre più attuale mano a mano che si noteranno questi fenomeni di assenza di ragionamento, analisi delle risposte e verifica “umana”. Grazie per il tuo spunto Alessandro