“Glance at the sun. See the moon and the stars. Gaze at the beauty of the Earth’s greenings. Now, think. What a delight God gives to humankind with all these things. All nature is at the disposal of humankind. We are to work with it, for without it we cannot survive.”
(Sguardo al sole. Guarda la luna e le stelle. Contempla la bellezza del verde della Terra. Ora, rifletti. Che delizia dà Dio all’umanità con tutte queste cose. Tutta la natura è a disposizione dell’umanità. Dobbiamo lavorare con essa, perché senza di essa non possiamo sopravvivere).
Con questa poesia William McDonough, architetto e uno dei padri fondatori dell’economia circolare, apre il suo intervento al World Economic Forum del 12 settembre 2014. Parole che non appartengono a un moderno ecologista, ma a Hildegard von Bingen, monaca, mistica, ma soprattutto scienziata, cosmologa e naturalista del XII secolo.
La citazione ci ricorda che la natura non è un oggetto da dominare o da cui semplicemente “attenuare l’impatto negativo”, ma un organismo con cui dobbiamo co-operare, perché la nostra stessa esistenza dipende da lei.
Nel suo discorso, McDonough rivoluziona il concetto classico di sostenibilità. Essere “meno cattivi” o limitarsi a ridurre i danni (es. ridurre le emissioni del 20%) non basta: equivale a salire su un taxi e dire “veloce, non voglio andare all’aeroporto!” senza specificare una meta [10:45]. La sfida del vero design è progettare per fare il bene, non solo per fare meno male.
Vi riporto alcuni appunti che ho preso durante la visione del suo intervento che trovo interessanti e stimolanti:
I due metabolismi: Biosfera e Tecnosfera Il cuore dell’approccio Cradle to Cradle (Dalla culla alla culla) si basa sull’idea che il concetto di “rifiuto” in natura non esista: il rifiuto è nutrimento (waste equals food) [05:10]. McDonough distingue due cicli fondamentali:
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La Biosfera (Nutrienti Biologici): Prodotti consumabili che possono tornare alla terra in modo sicuro, rigenerando il suolo [05:45].
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La Tecnosfera (Nutrienti Tecnici): Materiali sintetici o minerali preziosi (come i polimeri o i metalli) che devono essere isolati e pensati per circolare nell’industria all’infinito, senza mai disperdersi nell’ambiente [05:51].
Le sostanze tossiche? Materia nel posto sbagliato. McDonough ci ricorda che elementi come il piombo o il cadmio non sono intrinsecamente “cattivi”. Diventano tossine, mutageni o cancerogeni quando invadono la biosfera [08:26]. “Il piombo in un computer è una saldatura. Il piombo nel cervello di un bambino è la morte cerebrale” [08:49]. Il problema non è la materia, ma un errore di progettazione che la colloca nel posto sbagliato.
Il dato straordinario sull’alluminio Un esempio perfetto di nutriente tecnico della tecnosfera? Dal 1850 a oggi, ben il 75% di tutto l’alluminio mai prodotto dall’essere umano è ancora in circolazione e viene riutilizzato [05:57]. Questo dimostra che la circolarità perpetua non è un’utopia, ma una realtà industriale possibile. (questo dato del video del 2014 rimane tuttora valido e ampiamente citato nelle statistiche della transizione ecologica).
Una chiamata all’azione per Educatori e Studenti La conclusione di McDonough lancia una sfida cruciale: non dobbiamo trasmettere ai giovani ansia o senso di colpa, ma un messaggio proattivo:
“Ciò che dobbiamo fare è iniziare i nostri figli [e i nostri studenti] a ripensare il futuro. Trasmettere loro un messaggio positivo, affinché abbiano un’idea di come potrebbe essere il domani, un’idea progettata con buone intenzioni. Riflettiamo. Dopo aver riflettuto, passiamo all’azione.” [11:49], [21:15]
Come educatori, formatori e innovatori, abbiamo la responsabilità di dare ai giovani gli strumenti critici e creativi per riprogettare il mondo. Il futuro non si subisce: si disegna.
L’intervento completo dura circa 20 minuti: “Resource Abundance by Design | William McDonough at World Economic Forum”


