Google Effect e tecnica dei loci

Ciao a tutti oggi vorrei parlarvi del legami tra memoria e digitale, mostrando un esempio pratico da applicare in classe! :face_with_monocle:

L’importanza del digitale e il ruolo della memoria

L’articolo “Neuroscience and Preservation” sottolinea come la tecnologia digitale e Internet stiano trasformando vari ambiti, inclusa la conservazione del patrimonio artistico e culturale. Tuttavia, il costante accesso a informazioni infinite modifica il nostro modo di ricordare: non ci sforziamo più di memorizzare, sapendo che possiamo cercare qualsiasi cosa in pochi secondi.

Questo fenomeno, chiamato Google Effect, evidenzia come il costante accesso alle informazioni riduca la nostra necessità di memorizzarle. Sebbene il digitale ci offra strumenti potenti, è importante bilanciare il suo utilizzo con attività che mantengano la nostra mente attiva e allenata.

Cos’è il Google Effect e come influisce su di noi?

L’effetto Google si riferisce a come, grazie all’accessibilità immediata delle informazioni, abbiamo smesso di immagazzinare dati nella nostra memoria a lungo termine. Ci affidiamo a Internet come fosse un “hard disk esterno”, e questo ha ridotto la nostra capacità di memorizzare dettagli. La nostra mente, invece di esercitarsi nel ricordare, diventa sempre più dipendente dall’esterno, riducendo il coinvolgimento cognitivo.

Mnemonica architettonica: un rimedio al Google Effect

Una tecnica antica e ancora efficace per mantenere la nostra memoria agile è la mnemonica architettonica, utilizzata già da Cicerone e poi descritta da Giordano Bruno. Questa tecnica consiste nel creare un percorso immaginario attraverso stanze, dove ogni stanza rappresenta un’informazione o un ricordo. Questa tecnica visiva stimola la memoria e aiuta a organizzare i pensieri in modo più strutturato, favorendo il recupero delle informazioni.


Qui ho provato a chiedere a DALL-E di generarmi un’immagine, che rappresentasse una possibile applicazione in classe di questa tecnica unita all’utilizzo del digitale!

Attività per la classe: Il museo della memoria

Proporre agli studenti di creare un “museo della memoria” immaginario legato alla storia dell’arte. Ogni stanza rappresenterà una parte di un’opera d’arte, come il contesto storico, i personaggi principali o i simboli presenti. In questo modo, attraversando mentalmente le stanze del loro museo, gli studenti potranno ricordare le informazioni in modo più profondo. Si tratta di una tecnica può essere ripetuta regolarmente come strumento per rinforzare la memorizzazione di un determinato argomento e che può essere applicate anche ad altre discipline.
Visto che si parla di memoria mi piacerebbe sentire il parere di @AlessandroZocchi e @stefania.bruni esperti neuroscienziati :slightly_smiling_face:

E voi la conoscevate? L’avete mai utilizzata?

1 Mi Piace

Questa mnemotecnica, chiamata anche Palazzo della memoria o Metodo dei Loci, è indubbiamente efficace. E’ ampiamente utilizzata dai partecipanti ai Campionati Mondiali di Memoria, i quali non sono dei geni, ma si sono allenati molto ad utilizzare diverse mnemotecniche.

La mnemotecnica architettonica dovrebbe essere maggiormente insegnata ai giovani studenti e studentesse, per fornire loro uno strumento di studio in più. Tuttavia, va ricordato che le mnemotecniche in generale sono particolarmente utili per memorizzare dettagli tecnici, liste di termini, scalette di processi, … Non risultano utili per studiare, ad esempio, argomenti complessi, concetti più astratti, regole e loro applicazioni. In conclusione, sono da conoscere, ma bisogna sapere come e quando applicarle.

1 Mi Piace

Grazie Alessandro per il contributo, mi ha da sempre incuriosito questo metodo e penso che debba essere inserita come routine quotidiana all’interno del contesto classe.
In particolare, per quanto riguarda la storia dell’arte e l’educazione all’immagine potrebbe essere utile per memorizzare gli elementi compositivi e stilistici di un’opera d’arte?

Argomento super interessante che mi sta a cuore. Da storyteller, caro Leo ti invio a guardare la TV series Sherlock. Troverai un riferimento alla costruzione del “palazzo della memoria” per sostenere la capacità di indagine, connessione tra le informazioni e deduzione da parte del protagonista.

Concordo con la tua analisi, oggi siamo troppo abituati a ricordare meno grazie al supporto di un secondo cervello esterno che si alleggerisce il carico.
Ottima idea la proposta dell’esercizio in aula per aiutare la memorizzazione delle opere d’arte, andrebbe sperimentata anche nelle università per stimolare la metodologia delle attribuzioni (parlo per esperienza da laureato in materia). Io la proporrei anche per migliorare la conoscenza e il ricordo dei punti fondamentali per la storia dei luoghi e delle città .

1 Mi Piace

Me la segno da vedere Sherlock e grazie per il prezioso contributo Gio, sono assolutamente d’accordo con te su tutto. Inoltre, credo che la funzionalità della Storia di Pinxit Studio sarebbe perfetta per visualizzare in modo pratico la tecnica della mnemonica architettonica . Si tratterebbe di un connubio perfetto tra metodologia e applicazione pratica: in particolare, questo approccio non solo renderebbe l’apprendimento più coinvolgente, ma permetterebbe anche di personalizzare il “museo della memoria” virtuale. Gli studenti possono esplorare le opere d’arte in modo approfondito, collegando informazioni storiche, simboli e personaggi in un percorso strutturato che facilita il richiamo delle informazioni.

1 Mi Piace

Il palazzo della memoria funziona come metodo di memorizzazione perche’ combina la visualizzazione con la relazione spaziale, funziona per concetti che richiedono sequenza e ordine proprio perche’ si segue un percorso immaginato nello spazio. Ci sono anche altri metodi simili di memorizzazione e apprendimento - mindmapping, per esempio, oppure lo storytelling, con la sua creazione di storie su un concetto originariamente non narrativo. Ma alla fine il principio che usano tutti loro e’ l’embodied learning - chi ascolta o apprende immagina se stesso di percorrere fisicamente uno spazio e la sua struttura, anche se non lo fa per davvero con il proprio corpo, se lo immagina. Quindi alla fine e’ un argomento in piu’ per l’importanza dell’apprendimento con le mani e il corpo in pratica. E anche un argomento per il potere e la necessita’ dell’insegnamento dell’alfabetizzazione visuale come metodo per imparare. Sia mindmapping, color coding, graphic organizing/visualizing. Per questo negli ultimi anni sono cosi’ di moda il data visualization come materia di studio e anche l’uso dell’arte nelle relazioni pubbliche, nelle campagne informative di ogni tipo, anche su temi scientifici o di sensibilizzazione.

2 Mi Piace

Questo è un buon punto. Sarei interessato a vedere le differenze nei tassi di richiamo tra persone che sono cresciute con google vs quelli che non lo hanno fatto. (Naturalmente si dovrebbe controllare per età, che potrebbe essere difficile; questo potrebbe avere bisogno di uno studio tra i paesi).

2 Mi Piace