Perché parlarne a scuola? No, non è solo una questione da psichiatri. Capire qualcosa sul disturbo narcisistico di personalità può aiutare noi insegnanti a leggere meglio alcune dinamiche in aula, nel collegio docenti, nelle famiglie… e dentro noi stessi e nelle nostre personali relazioni.
Viviamo in un mondo che spesso premia chi “si mette in mostra”, ma non sempre chi appare sicuro di sé è davvero forte, capace e competente. Alcuni comportamenti narcisistici possono generare serie sofferenze relazionali: nei gruppi classe, nei rapporti tra colleghi, nei consigli di classe, tra genitori e figli. Chi vive o lavora con un narcisista spesso riferisce alcune o tutte queste sensazioni:
- Stanchezza emotiva e senso di frustrazione.
- Confusione mentale (soprattutto se manipolati).
- Diminuzione dell’autostima.
- Isolamento sociale (perché il narcisista tende a minare i rapporti esterni).
- Desiderio di “salvare” l’altro, seguito spesso da senso di impotenza.
Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo riconosciuto dalla psicologia clinica, caratterizzato da:
- senso grandioso di sé
- bisogno eccessivo di ammirazione
- scarsa empatia verso gli altri
Non si tratta solo di “egocentrismo” o “vanità”: è un modello profondo e stabile di pensiero e comportamento che spesso si costruisce in risposta a ferite invisibili, traumi o ambienti educativi iper-competitivi. Il paradosso è che chi sembra pieno di sé può essere, in realtà, fragile e insicuro, incapace di tollerare critiche e incapace di vedere l’altro come “altro”, con sentimenti, bisogni, limiti. Inoltre sarà sempre molto difficile che ammetterà di avere un problema e ricercherà un aiuto.
Ecco qualche esempio di comportamenti narcisistici che possiamo incontrare, non per etichettare, ma per capire e proteggerci meglio:
- Uno studente brillante che crolla se prende un voto inferiore al massimo, e accusa l’insegnante di “non capirlo”.
- Un genitore che non ascolta, interrompe, pretende attenzioni speciali per il figlio perché “è un genio”, ma rifiuta qualsiasi segnalazione di difficoltà.
- Un collega che svaluta sistematicamente il lavoro degli altri e ha sempre bisogno di essere al centro.
- Dinamiche di bullismo in cui un* ragazz* si pone come leader carismatico, ma costruisce il suo potere umiliando gli altri.
Cosa possiamo fare come educatori?
- Riconoscere senza etichettare
Parlare di narcisismo non serve per “diagnosticare” gli altri, ma per leggere meglio certi comportamenti. Dietro un atteggiamento arrogante può esserci insicurezza, paura del rifiuto o bisogno disperato di approvazione. - Coltivare l’empatia (anche verso chi non ce l’ha)
Sì, può sembrare un controsenso, ma è proprio nel non rispondere all’arroganza con l’arroganza la risposta migliore. - Insegnare l’autostima vera
Lavorare con i ragazzi (e con i colleghi!) per distinguere tra:
- autostima fondata su chi sei (valore intrinseco),
- autostima fondata su quanto vieni ammirato (valore estrinseco, fragile e instabile).
- Saper dire “no”
In alcune situazioni, è fondamentale imparare a porre limiti sani. Il narcisismo patologico può portare a dinamiche manipolatorie. Allenare i ragazzi (e noi stessi) al rispetto dei propri confini è un atto educativo cruciale. Valutare la distanza fisica, quando necessario per il proprio benessere.
Parlare di narcisismo non significa puntare il dito. Significa imparare a riconoscere e regolare comportamenti che, se non compresi, rischiano di sabotare relazioni, apprendimento e benessere. La scuola, oggi più che mai, ha bisogno di adulti capaci di leggere sotto la superficie.