L’UDL nasce con l’obiettivo di progettare un insegnamento flessibile e accessibile a studenti diversi, eliminando o riducendo le barriere all’apprendimento. L’AI sembra offrire possibilità interessanti in questa direzione: può, per esempio, creare versioni diverse di un testo, semplificare spiegazioni, generare istruzioni più concise, utilizzare il text-to-speech e offrire differenti modalità di accesso ai contenuti.
Tuttavia, il punto fondamentale dell’articolo di Lukas Fehlings e Traugott Böttinger: “UDL, AI, and Special Educational Needs: Considerations in the Context of Physical and Motor Disabilities” è che l’uso dell’AI non rende automaticamente un’attività didattica conforme all’UDL o inclusiva. Gli strumenti di AI sono generalmente progettati pensando allo studente “medio” e possono quindi non considerare adeguatamente gli studenti con bisogni specifici. Il problema nasce dal divario tra ciò che l’AI può fare in teoria e ciò che è realmente necessario nel contesto concreto della classe.
Il caso di Tom
Per dimostrare concretamente il problema, gli autori presentano il caso di Tom, uno studente di scuola primaria con disabilità fisica e motoria. Tom ha spina bifida, paralisi alle gambe e idrocefalo; utilizza una sedia a rotelle e presenta difficoltà motorie. Le sue capacità cognitive sono considerate nella media, ma sta incontrando crescenti difficoltà a scuola.
Il caso è importante perché gli autori mostrano che, per uno studente con disabilità fisica e motoria, la progettazione didattica non può limitarsi alla modifica del contenuto. Deve tenere conto anche di:
- spazi e tempi, comprese le barriere fisiche e i tempi necessari per gli spostamenti;
- contenuti, che devono essere significativi rispetto alle caratteristiche e agli obiettivi individuali;
- metodi didattici e differenti modalità di acquisizione;
- comunicazione e interazione sociale;
- materiali accessibili e tecnologie assistive.
Quindi, la disabilità viene considerata come il risultato dell’interazione tra la persona e l’ambiente!
Il rischio dell’esclusione attraverso l’inclusione
Questo è uno dei passaggi più importanti del documento.
Un suggerimento apparentemente positivo — per esempio dare a Tom un supporto individuale alla lettura — potrebbe portare l’insegnante a separarlo frequentemente dal resto della classe.
In questo modo, un intervento pensato per includerlo potrebbe paradossalmente produrre ulteriore esclusione sociale. L’educazione inclusiva prevede che tutti gli studenti siano presenti nello stesso ambiente e che soprattutto possano condividere esperienze, interagire e collaborare.
La conclusione dell’articolo è particolarmente utile perché trasforma la riflessione teorica in tre domande operative.
1. Gli adattamenti generati dall’AI sono realmente adeguati alle esigenze individuali dello studente?
Non basta che l’AI produca un adattamento apparentemente personalizzato: l’insegnante deve verificarne la reale adeguatezza.
2. Gli adattamenti sostengono gli obiettivi didattici? E possono essere utili anche agli altri studenti?
Per esempio, il text-to-speech può aiutare Tom, ma non dovrebbe necessariamente diventare uno strumento esclusivo per lui. Se viene proposto come possibilità per tutta la classe, può ridurre lo stigma e diventare una risorsa utile anche ad altri studenti.
3. Gli adattamenti favoriscono partecipazione sociale, cooperazione e interazione?
Un’attività non dovrebbe essere considerata realmente inclusiva se, per aiutare uno studente, lo porta sistematicamente a lavorare separato dai compagni.
L’AI può essere uno strumento al servizio della progettazione inclusiva, ma non può sostituire la conoscenza dello studente, il giudizio pedagogico dell’insegnante e l’attenzione al contesto sociale della classe.
In particolare, il documento vuole far comprendere che un adattamento apparentemente personalizzato può creare nuove barriere se:
- non risponde realmente alle esigenze specifiche dello studente;
- lo separa dai compagni;
- riduce la sua autonomia;
- abbassa inutilmente gli obiettivi di apprendimento;
- rafforza l’idea che gli studenti con disabilità debbano seguire percorsi separati.
Per questo il ruolo dell’insegnante rimane centrale: l’AI genera proposte, ma è il docente che deve contestualizzarle, valutarle criticamente e verificare che siano coerenti con gli obiettivi dell’UDL e con l’inclusione sociale.
Cosa ne pensate?