In molte aule scolastiche l’errore è ancora vissuto come un fallimento. Ma le neuroscienze ci dicono chiaramente una cosa: senza errore non c’è apprendimento profondo.
Ogni volta che facciamo un errore, il nostro cervello attiva un sistema di allerta che ci segnala lo scostamento tra ciò che ci aspettavamo e ciò che è accaduto. È come un “bip interno” che dice: “Attenzione, qui c’è qualcosa da correggere o da capire meglio.”
Ma non basta sbagliare: ciò che fa la differenza è riflettere sull’errore, analizzarlo e riprovare. Questo attiva la memoria di lavoro, coinvolge la corteccia prefrontale e rafforza le connessioni sinaptiche.
Come possiamo cambiare la cultura dell’errore in classe? Ecco alcune strategie:
1. Modella tu per prima/o il rapporto con l’errore
Mostrati come un/a docente che sbaglia e lo dice, che riflette ad alta voce. Usa frasi come:
- “Vediamo perché questa risposta è interessante anche se non è esatta.”
- “Ho fatto un errore, rivediamolo insieme: cosa posso imparare?”
2. Distingui tra “errore utile” e “errore distratto”
Aiuta gli studenti a capire che ci sono errori di comprensione (da esplorare!) ed errori di fretta o disattenzione (da allenare con strategie). Entrambi si correggono, ma con approcci diversi.
3. Usa l’errore come leva per il feedback
Abbandona il semplice “giusto/sbagliato”. Preferisci feedback del tipo:
- “Cosa ti ha portato a questa risposta?”
- “Quale parte ti sembrava chiara? Dove hai avuto dubbi?”
- “Come potremmo riformulare questa frase insieme?”
4. Crea routine in cui l’errore è normale
Prova:
- "L’errore della settimana” da analizzare insieme.
- “Risposte parziali” da completare in gruppo.
- “Correggi te stesso”: esercizi con doppia consegna (versione 1 → revisione → versione 2).
5. Valorizza la fatica cognitiva
Quando uno studente sbaglia ma ci ha provato, sottolinea lo sforzo più del risultato. Il cervello cresce nella zona di sfida, non nella zona di comfort.
Educare alla cultura dell’errore non significa “accettare tutto”, ma dare agli studenti uno spazio sicuro dove sperimentare, cadere, capire e rialzarsi. È così che si costruisce un apprendimento profondo, autonomo e duraturo.
Bonus! Inizia le lezioni con una breve attività dove è “obbligatorio sbagliare”. Può essere un quiz rapido, un gioco o un brainstorming non valutato. Serve a “disinnescare” la paura e ad aprire un clima esplorativo.