Cosa succede quando il linguaggio visivo diventa lo strumento per costruire una comunità d’apprendimento e riappropriarsi del proprio territorio?
Un recente studio firmato da Adisak Phupa e Arkom Sangiamvibool (2026), incentrato sulla comunità di Kewa Yai in Thailandia, analizza proprio il potenziale educativo dell’arte comunitaria contemporanea (community-based creative art).
L’obiettivo della ricerca era contrastare la perdita della memoria storica e l’appiattimento culturale causati dall’omologazione dei media e dalla commercializzazione dell’arte, usando i linguaggi visivi come strumento di riscatto e apprendimento.
Ecco gli elementi chiave emersi dal lavoro di ricerca che offrono ottimi spunti per la pratica del docente:
1. Metodologia: la Ricerca-Azione Partecipativa (PAR)
Gli autori non sono stati osservatori passivi: hanno applicato la Participatory Action Research (PAR) coinvolgendo attivamente docenti, studenti, artisti locali e leader comunitari. Attraverso osservazioni sul campo, focus group e workshop artistici, l’apprendimento è diventato un cantiere aperto basato sul fare insieme.
2. Dal “prodotto finale” al “processo relazionale”
Uno dei risultati principali dello studio evidenzia che l’opera visiva in sé (il manufatto, il murale o la performance) è solo il pretesto. Il vero valore educativo risiede nel processo: lo scambio generazionale tra studenti, artisti e residenti attraverso laboratori di cocreazione e dibattito visivo..
3. Negoziare l’identità: fondere tradizione e contemporaneità
La Visual Literacy si trasforma in uno strumento per “negoziare” l’identità locale. Invece di conservare il folklore in modo statico o subire passivamente i modelli culturali globali, gli studenti hanno combinato artigianato e narrazioni tradizionali con linguaggi visivi contemporanei, dando nuova vita alla memoria collettiva..
4. Riconfigurare gli spazi dell’apprendimento
La ricerca mostra come l’atto creativo possa scardinare i confini rigidi dell’aula. Cortili di templi, spazi scolastici all’aperto e persino aree urbane abbandonate sono stati trasformati in spazi d’arte e di confronto pubblico. Questo approccio di place-based education aumenta negli studenti il senso di responsabilità, agenzia e appartenenza verso la propria comunità.
Fare alfabetizzazione visiva oggi significa superare la dimensione puramente nozionistica o estetica. Significa costruire dispositivi didattici in cui gli studenti diventano co-autori di significato, capaci di usare le immagini per dialogare con la storia e con lo spazio che li circonda.
Ecco il nuovo modello:
L’articolo completo
Community-Based_Creative_Art_and_the_Negotiation_o.pdf (212,3 KB)
E voi, come integrate l’approccio partecipativo e la dimensione del territorio nei vostri percorsi di educazione visiva? ![]()
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