Oggi vi parlo di uno degli strumenti più potenti (e forse sottovalutati) della didattica ludica: l’EduLARP (Educational Live Action Role Playing), ovvero il gioco di ruolo dal vivo applicato all’educazione. La base teorica, condivisa con l’approccio generale del Game-based Learning, è che l’apprendimento possa passare per una pluralità di linguaggi, non solo testuali. Non spaventatevi, non serve essere attori e giocare di ruolo non significa travestirsi e recitare, o almeno non solo e non per forza.
L’EduLARP infatti è prima di tutto un’esperienza multimodale e incarnata che permette di apprendere con la mente, con il corpo, con lo spazio e con le emozioni, immergendosi fisicamente e attivamente in situazioni narrative. Per affrontare uno scenario, che può trattare temi che vanno dai rapporti sociali alla sostenibilità ambientale, si deve negoziare, collaborare, gestire il conflitto e attivare il pensiero critico in tempo reale… vestendo i panni di un personaggio (approfondisci con *Edu-larp. Game Design per giochi di ruolo educativi).
L’immersione protetta in un mondo narrativo permette di decodificare la complessità del mondo reale, offrendo una palestra sicura per sviluppare competenze: di nuovo il pensiero critico, ma anche il problem solving cooperativo o le competenze civiche. Il gioco diventa infine quel dispositivo che rende l’esperienza e le informazioni contenute in essa memorabili. (approfondisci con Larp, giochi di ruolo dal vivo).
Vediamo un esempio: Come si fa l’Italia è un Edu-LARP storico sul Risorgimento per la scuola secondaria, progettato per provare a evolvere l’apprendimento mnemonico delle diverse fazioni risorgimentali. Dura circa tre ore e può essere giocato in un’aula da una ventina di persone. Si interpretano personaggi comuni appartenenti a fazioni diverse, che interagiscono per decidere una strategia comune per unificare l’Italia.
Funziona più o meno così:
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Briefing (30 min). Si introduce il contesto storico e si stabilisce il patto di finzione: in aula si parla ed agisce esclusivamente nei panni del proprio personaggio.
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Preparazione (15 min). Si studia la propria scheda personaggio. Oltre alla storia personale, la scheda contiene informazioni e obiettivi della propria fazione.
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Gioco (90 min). Ci si confronta, si discute e si vota una mozione comune. Si devono usare gli argomenti della propria fazione, scontrandosi con i limiti dell’epoca.
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Debriefing (40 min). Si esce dal personaggio e si inizia una discussione con domande mirate: come vi siete sentiti quando le vostre idee sono state messe in minoranza? Perché nella realtà l’accordo tra mazziniani e sabaudi fu così difficile?
Chi partecipa non può solo ripetere a memoria le differenze tra moderati e democratici; le deve usare come strumenti di negoziazione. Per vincere il dibattito deve comprendere a fondo la logica politica del proprio personaggio. Non solo, in un contesto del genere tutti riescono a trovare una propria dimensione protetta nei panni di un personaggio, partecipando attivamente alle dinamiche di gruppo (approfondisci con: Come si fa l’Italia).
E voi? Avete mai provato a inserire dinamiche di gioco di ruolo dal vivo nelle vostre attività didattiche? Quali sono state le sfide più grandi che avete incontrato?


