# UDL e AI: una combinazione promettente, ma non automaticamente inclusiva

**URL:** <https://community.fem.digital/t/udl-e-ai-una-combinazione-promettente-ma-non-automaticamente-inclusiva/4575>\
**Category:** Universal Design for Learning\
**Created:** [10 Agosto 2026, 8:56am UTC](https://community.fem.digital/t/udl-e-ai-una-combinazione-promettente-ma-non-automaticamente-inclusiva/4575 "2026-08-10T08:56:58Z")\
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**Post date:** [10 Agosto 2026, 8:56am UTC](https://community.fem.digital/t/udl-e-ai-una-combinazione-promettente-ma-non-automaticamente-inclusiva/4575/1 "2026-08-10T08:56:58Z")

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L’UDL nasce con l’obiettivo di progettare un insegnamento **flessibile e accessibile a studenti diversi** , eliminando o riducendo le barriere all’apprendimento. L’AI sembra offrire possibilità interessanti in questa direzione: può, per esempio, creare versioni diverse di un testo, semplificare spiegazioni, generare istruzioni più concise, utilizzare il text-to-speech e offrire differenti modalità di accesso ai contenuti.

Tuttavia, il punto fondamentale dell’articolo di Lukas Fehlings e Traugott Böttinger: **“UDL, AI, and Special Educational Needs: Considerations in the Context of Physical and Motor Disabilities”** è che **l’uso dell’AI non rende automaticamente un’attività didattica conforme all’UDL o inclusiva**. Gli strumenti di AI sono generalmente progettati pensando allo studente “medio” e possono quindi non considerare adeguatamente gli studenti con bisogni specifici. Il problema nasce dal divario tra ciò che l’AI può fare _in teoria_ e ciò che è realmente necessario _nel contesto concreto della classe_.

Il caso di Tom

Per dimostrare concretamente il problema, gli autori presentano il caso di **Tom** , uno studente di scuola primaria con disabilità fisica e motoria. Tom ha spina bifida, paralisi alle gambe e idrocefalo; utilizza una sedia a rotelle e presenta difficoltà motorie. Le sue capacità cognitive sono considerate nella media, ma sta incontrando crescenti difficoltà a scuola.

Il caso è importante perché gli autori mostrano che, per uno studente con disabilità fisica e motoria, la progettazione didattica non può limitarsi alla modifica del contenuto. Deve tenere conto anche di:

- **spazi e tempi** , comprese le barriere fisiche e i tempi necessari per gli spostamenti;
- **contenuti** , che devono essere significativi rispetto alle caratteristiche e agli obiettivi individuali;
- **metodi didattici** e differenti modalità di acquisizione;
- **comunicazione e interazione sociale** ;
- **materiali accessibili e tecnologie assistive**.

Quindi, la disabilità viene considerata come il risultato dell’ **interazione tra la persona e l’ambiente**!

Il rischio dell’esclusione attraverso l’inclusione

Questo è uno dei passaggi più importanti del documento.

Un suggerimento apparentemente positivo — per esempio dare a Tom un supporto individuale alla lettura — potrebbe portare l’insegnante a **separarlo frequentemente dal resto della classe**.

In questo modo, un intervento pensato per includerlo potrebbe paradossalmente produrre **ulteriore esclusione sociale**. L’educazione inclusiva prevede che tutti gli studenti siano presenti nello stesso ambiente e che soprattutto possano **condividere esperienze, interagire e collaborare**.

La conclusione dell’articolo è particolarmente utile perché trasforma la riflessione teorica in **tre domande operative**.

**1. Gli adattamenti generati dall’AI sono realmente adeguati alle esigenze individuali dello studente?**

Non basta che l’AI produca un adattamento apparentemente personalizzato: l’insegnante deve verificarne la reale adeguatezza.

**2. Gli adattamenti sostengono gli obiettivi didattici? E possono essere utili anche agli altri studenti?**

Per esempio, il text-to-speech può aiutare Tom, ma non dovrebbe necessariamente diventare uno strumento esclusivo per lui. Se viene proposto come possibilità per tutta la classe, può ridurre lo stigma e diventare una risorsa utile anche ad altri studenti.

**3. Gli adattamenti favoriscono partecipazione sociale, cooperazione e interazione?**

Un’attività non dovrebbe essere considerata realmente inclusiva se, per aiutare uno studente, lo porta sistematicamente a lavorare separato dai compagni.

L’AI può essere uno **strumento al servizio della progettazione inclusiva** , ma non può sostituire la conoscenza dello studente, il giudizio pedagogico dell’insegnante e l’attenzione al contesto sociale della classe.

In particolare, il documento vuole far comprendere che **un adattamento apparentemente personalizzato può creare nuove barriere** se:

- non risponde realmente alle esigenze specifiche dello studente;
- lo separa dai compagni;
- riduce la sua autonomia;
- abbassa inutilmente gli obiettivi di apprendimento;
- rafforza l’idea che gli studenti con disabilità debbano seguire percorsi separati.

Per questo il ruolo dell’insegnante rimane centrale: **l’AI genera proposte, ma è il docente che deve contestualizzarle, valutarle criticamente e verificare che siano coerenti con gli obiettivi dell’UDL e con l’inclusione sociale.**

Cosa ne pensate?
