# Olfactory Map: mappare la città attraverso gli odori

**URL:** <https://community.fem.digital/t/olfactory-map-mappare-la-citta-attraverso-gli-odori/4432>\
**Category:** Augmented Arts\
**Created:** [27 Maggio 2026, 3:31pm UTC](https://community.fem.digital/t/olfactory-map-mappare-la-citta-attraverso-gli-odori/4432 "2026-05-27T15:31:54Z")\
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**Author:** ![leonardo.lodi](https://dub1.discourse-cdn.com/flex005/user_avatar/community.fem.digital/leonardo.lodi/32/81_2.png) [@leonardo.lodi](https://community.fem.digital/u/leonardo.lodi)\
**Post date:** [27 Maggio 2026, 3:31pm UTC](https://community.fem.digital/t/olfactory-map-mappare-la-citta-attraverso-gli-odori/4432/1 "2026-05-27T15:31:54Z")

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Siamo abituati a leggere la città con gli occhi: mappe, segnaletica, architetture, flussi. Ma cosa succede se cambiamo senso di riferimento?

L’artista e ricercatrice Diane Borsato ha sviluppato il progetto “Olfactory Mapping”, una pratica partecipativa in cui gruppi di persone vengono invitati a esplorare lo spazio urbano utilizzando l’olfatto come strumento principale di osservazione.

Durante queste esplorazioni, i partecipanti camminano insieme in specifiche aree della città con un compito preciso: annusare, riconoscere, descrivere e registrare gli odori incontrati lungo il percorso. Non si tratta solo di “sentire”, ma di costruire un vero e proprio vocabolario olfattivo.

👉 Cosa viene fatto concretamente?

- I partecipanti annotano gli odori percepiti (es. pane, smog, umidità, vegetazione, rifiuti).
- Descrivono intensità, qualità e associazioni emotive o mnemoniche.
- Collegano gli odori a luoghi specifici, creando una mappa alternativa dello spazio.
- Condividono le percezioni in gruppo, evidenziando differenze soggettive.
- In alcuni casi, producono mappe visive, archivi o narrazioni collettive basate sugli odori.

Il risultato non è una mappa “oggettiva”, ma una rappresentazione situata, sensibile e culturale della città.

Questo approccio è interessante anche perché si colloca in uno spazio ibrido tra discipline:

- È arte, perché costruisce un’esperienza estetica e interpretativa del territorio.
- È (in parte) etnografia, perché raccoglie percezioni, memorie e significati condivisi.
- È urbanismo sensoriale, perché legge la città attraverso le esperienze corporee e quotidiane, non solo attraverso infrastrutture e funzioni.  
Inoltre, emergono elementi che le mappe tradizionali ignorano:  
routine quotidiane, stagionalità, dinamiche sociali, cura e degrado, identità dei quartieri.

👉 Ed è qui che il collegamento con l’UDL diventa potente.

Nel framework dell’Universal Design for Learning, la Visual Literacy è centrale ma non sufficiente. Progetti come questo mostrano come l’apprendimento possa essere progettato attivando canali diversi, valorizzando anche chi non apprende principalmente attraverso il visivo.

A questo proposito vorrei coinvolgere anche @Cari_Fro esperta in Universal Design for Learning, @AlessandroZocchi e @stefania.bruni neuroscienziati per una riflessione sul tema. In particolare, in FEM stiamo portando avanti da un po’ di tempo ricerche sul tema Neuroarchitettura, ovvero come gli ambienti possono influenzare l’apprendimento. A questo proposito, si parla tanto di rimettere l’uomo al centro dell’esperienza educativa, l’olfactory mapping secondo me ci ricorda che gli spazi non sono solo contenitori: sono attivi, agiscono sui nostri sensi, sulla nostra memoria, sul nostro benessere.

 ![image](https://europe1.discourse-cdn.com/flex005/uploads/fem/original/2X/3/3e10a81378f3f78cda33be5b2cdc2b4eaff9bfaa.jpeg).  
Il progetto completo [qui](https://www.dianeborsato.net/blog/2017/7/4/olfactory-mapping)

#didactical-review
