Lo stress non è il nemico: cosa ci insegna la scienza (e come spiegarlo in classe)

Se lavorate nel mondo della scuola, sapete che parole come stress, ansia e salute mentale sono all’ordine del giorno nei corridoi e nelle sale professori. Spesso trattiamo lo stress come una condizione patologica da evitare a tutti i costi, sia per noi stessi che per i nostri studenti.

Ma se vi dicessimo che la scienza ci dimostra che lo stress non è necessariamente un male?

In un illuminante video di Big Think, la psicologa clinica ed esperta dello sviluppo adolescenziale Dr. Lisa Damour affronta la scienza dello stress, della gestione delle emozioni (coping) e della regolazione emotiva. Le sue intuizioni offrono una prospettiva preziosa per chi insegna ogni giorno.

Ecco i 3 spunti chiave del video e come possiamo applicarli nella nostra pratica didattica.

1. Lo stress è come l’allenamento muscolare

La Dr.ssa Damour chiarisce una distinzione fondamentale:

  • Lo stress è la reazione a un adattamento richiesto dall’ambiente. Si verifica quando ci troviamo al limite delle nostre capacità attuali.

  • L’ansia è il sistema di allarme interno che segnala una potenziale minaccia.

La metafora proposta dall’esperta è molto utile: lo stress sta alla crescita mentale come il sollevamento pesi sta alla crescita muscolare. Quando uno studente affronta una verifica impegnativa, una presentazione in pubblico o un cambio di classe, prova stress. Ma è proprio questo “carico” a sviluppare nuove competenze cognitive ed emotive.

Cosa significa per gli insegnanti:

Non dobbiamo proteggere a tutti i costi gli studenti dalle difficoltà scolastiche ed emotive. Dobbiamo invece aiutarli a sviluppare la consapevolezza che il disagio iniziale di un compito difficile è un segno di apprendimento in corso, non un segnale che “non sono tagliati per questa materia”.

2. Normalizzare le emozioni “scomode”

Uno dei messaggi più forti della Dr.ssa Damour riguarda la definizione di salute mentale. Salute mentale non significa essere felici 24 ore su 24. Significa provare l’emozione giusta al momento giusto e saperla gestire.

È assolutamente normale che un ragazzo provi rabbia per una valutazione ingiusta o ansia prima di un esame. La regolazione emotiva non consiste nel sopprimere questi stati d’animo, ma nel saperli incanalare tramite strategie di coping (strategie di adattamento) sane ed efficaci.

Cosa significa per gli insegnanti:

Possiamo aiutare i nostri studenti a distinguere tra:

  • Coping sano: parlare con qualcuno, fare attività fisica, esprimere ciò che si sente attraverso la scrittura o l’arte, fare pause strutturate.

  • Coping disfunzionale: isolarsi, procrastinare eccessivamente, sfogarsi sui compagni o abusare di schermi e social network.

3. L’importanza cruciale del riposo e del recupero

Se lo stress è assimilabile al sollevamento pesi, il muscolo cresce durante il riposo, non mentre si solleva il bilanciere.

Lo stress diventa tossico o dannoso solo quando è cronico e privo di fasi di recupero. Senza sonno adeguato, pause rigeneranti e momenti di stacco totale, sia il cervello degli studenti sia quello dei docenti rischia il sovraccarico.

Cosa significa per gli insegnanti:

  • Per gli studenti: Pianifichiamo carichi di lavoro sostenibili, valorizziamo la qualità del sonno e insegniamo la gestione del tempo.

  • Per noi stessi: Spesso noi insegnanti siamo i primi a trascurare il nostro recupero. Evitare il burnout professionale richiede di concedersi spazi di ricarica senza sensi di colpa.

In conclusione

Riabilitare il concetto di stress ci permette di preparare studenti più forti, consapevoli e pronti ad affrontare le sfide dell’età adulta.

Se volete approfondire l’intervista completa alla Dr.ssa Lisa Damour, potete guardarla direttamente su The science of stress, coping, and healthy emotional regulation