L'AI nella tesi di laurea: qual è il vero problema?

È noto come nell’università italiana sia molto acceso il dibattito sulla questione “È giusto usare l’AI per scrivere una tesi?”, mentre online si trovano tantissimi articoli che ne discutono pro e contro e video tutorial per supportare gli studenti in questo processo.

Se per decenni il libro di riferimento è stato Come si fa una tesi di laurea di Umberto Eco, oggi viene spontaneo chiedersi se serva anche un nuovo capitolo dedicato all’intelligenza artificiale. Gli obiettivi della tesi non sono cambiati, ma gli strumenti con cui gli studenti leggono, prendono appunti, organizzano le fonti e scrivono decisamente sì.

Un articolo pubblicato su The Bunker, invece di chiedersi se l’AI debba essere vietata, prova a ragionare su come potrebbe essere utilizzata senza rinunciare agli obiettivi formativi della tesi.

L’idea di fondo è la seguente: oggi molti studenti (e molti docenti e ricercatori) usano già gli LLM durante il processo di scrittura. Il punto non è più stabilire se questi strumenti entrino o meno nel processo di scrittura, ma capire quale parte del lavoro possa essere delegata e quale, invece, debba restare responsabilità dello studente.


L’autore propone nove indicazioni pratiche che possono essere interessanti anche per chi si occupa di didattica della scrittura.

1. La responsabilità resta sempre dello studente.
Se una citazione è falsa o un’informazione è errata, la responsabilità non è dell’AI ma di chi firma il lavoro.

2. Le idee devono essere proprie.
L’AI può alleggerire le attività più ripetitive, ma non dovrebbe sostituire il lavoro di comprensione, argomentazione e scrittura.

3. Verificare sempre citazioni e bibliografia.
Le allucinazioni esistono ancora: ogni riferimento bibliografico va controllato sulle fonti originali.

4. Usare l’AI per orientarsi nella letteratura.
Riassumere articoli, individuare sezioni rilevanti o capire quali testi approfondire può rendere la ricerca bibliografica più efficiente.

5. Affidare gli aspetti formali.
Norme redazionali, stili citazionali e formattazione sono attività dove l’automazione può essere particolarmente utile.

6. Guidare personalmente struttura e stile.
L’AI può suggerire miglioramenti, ma la costruzione dell’argomentazione e la voce dell’autore dovrebbero rimanere umane.

7. Chiedere critiche, non conferme.
Invece di domandare “Va bene?”, è più utile chiedere all’AI di individuare debolezze, obiezioni e punti poco convincenti.

8. Usarla come revisore, non come autore.
Revisioni linguistiche, controllo delle note o coerenza interna sono compiti diversi dalla scrittura vera e propria.

9. Riflettere anche sul tema dell’accesso.
Gli strumenti più efficaci sono spesso a pagamento: un tema che apre una questione di equità tra gli studenti.

Al di là dei singoli suggerimenti, l’articolo apre una riflessione che riguarda anche la scuola.

Se l’AI entra stabilmente nei processi di scrittura, forse il compito della didattica non è semplicemente stabilire quando usarla o vietarla, ma aiutare gli studenti a distinguere ciò che può essere automatizzato da ciò che richiede ancora comprensione, giudizio e responsabilità personale.


:speech_balloon: Hai mai proposto attività di scrittura con AI alla tua classe?

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