In uno degli ultimi Summer Camp prima dell’inizio delle scuole abbiamo provato a rispondere a una domanda apparentemente semplice: come si racconta una storia in forma interattiva? Nel corso di una settimana abbiamo messo una decina di ragazze e ragazzi dagli 8 ai 13 anni nei panni di game designer, proponendo un percorso di co-progettazione di videogiochi.
Siamo partiti dalla scrittura di storie divise in tre atti, ragionando sul concetto di scelta significativa. Invece di una trama lineare, abbiamo progettato bivi narrativi ed enigmi in cui le decisioni cambiano l’evoluzione del racconto con relazioni di causa ed effetto. Abbiamo seguito le idee emerse, gli immaginari e le aspettative dei ragazzi e delle ragazze presenti.
Una volta definita la storia, abbiamo iniziato a costruire ambienti virtuali su Delightex Edu nella forma di scenari 3D esplorabili. Per popolare i mondi senza limitarsi agli elementi predefiniti, abbiamo integrato Tinkercad per modellare oggetti tridimensionali da zero e importarli direttamente nel gioco. Infine, attraverso la programmazione a blocchi abbiamo definito la logica delle interazioni: porte che si aprono, dialoghi con i personaggi e condizioni per superare le sfide.
La cosa più interessante è stata osservare l’organizzazione spontanea del lavoro: tutti hanno contribuito con entusiasmo, seguendo di giorno in giorno l’ispirazione del momento, da solo o in piccoli gruppi, su un solo progetto o su più progetti.
Ecco alcuni dei giochi realizzati (tutti molto belli, alcuni molto pazzi):
Vi è mai capitato di usare il game design o la modellazione 3D per rielaborare racconti e storie nelle vostre classi? Quali strumenti o flussi di lavoro avete trovato più efficaci?


