Una volta terminati gli studi, molte persone smettono di scrivere a mano delegando la scrittura alla tastiera: email, messaggi, appunti, pensieri, documenti di lavoro.
Eppure la ricerca scientifica continua a mostrare che scrivere aiuta lo sviluppo cognitivo e favorisce la concentrazione. Inoltre, è scientificamente provato che la scrittura a mano, soprattutto in corsivo, produca enormi benefici per lo sviluppo cognitivo nell’età dell’infanzia perché accende nel bambino aree del cervello deputate al pensiero, al linguaggio, alla manualità e alla memoria.
Esiste una pratica che permette di riflettere proprio su questo rapporto tra scrittura e pensiero: il cross-writing, o scrittura incriociata.
Di cosa si tratta
Si tratta di una tecnica diffusa nell’Ottocento, quando spedire una lettera era costoso e la carta aveva un valore economico significativo. Per risparmiare spazio, si scriveva normalmente una pagina, poi la si ruotava di novanta gradi e si continuava a scrivere sopra il testo già esistente, creando una seconda trama di parole perpendicolare alla prima. Molte lettere di quel periodo sono costruite in questo modo; tra gli autori che ricorsero al cross-writing c’è anche Jane Austen.
Un esempio di lettera scritta con scrittura incrociata, 3 dicembre 1824.
Una riscoperta
Oggi questa pratica viene utillizzata con uno scopo diverso. È infatti stata “riscoperta” dalle community online dedicate al journaling e alla produttività. Viene utilizzata come esercizio di riflessione: il primo passaggio serve a descrivere i fatti, il secondo a interpretarli o a formulare domande o possibili azioni. Il foglio diventa così uno spazio in cui il pensiero ritorna più volte sullo stesso contenuto, ogni volta con una prospettiva diversa.
Non solo, con questa tecnica il testo diventa volutamente poco leggibile perché le linee si sovrappongono e le lettere si incrociano su più strati.
Questo rende il contenuto difficilmente decifrabile a colpo d’occhio, anche per l’autore, se non ruota il foglio o non si concentra su uno strato alla volta.
Molti utenti lo interpretano come una forma di:
- “Privacy di fatto”: il diario non è criptato, ma richiede impegno per essere letto, il che scoraggia curiosità esterne.
- Barriera psicologica: sapere che il testo è “nascosto” nella sovrapposizione può incoraggiare scritture più sincere, emotive o sperimentali, perché si percepisce una sorta di protezione.
Le evidenze
Sulla tecnica, però, è bene fare una precisazione. Ad oggi non esistono studi sperimentali che abbiano verificato l’efficacia del cross-writing in quanto tale. Le evidenze riguardano piuttosto i processi cognitivi che questa pratica mette in gioco.
Sappiamo, ad esempio, che la scrittura manuale favorisce spesso una codifica più profonda delle informazioni; che riscrivere uno stesso contenuto in forme diverse migliora comprensione e memoria; e che le attività metacognitive, nelle quali si separano descrizione, interpretazione e valutazione, producono effetti positivi sulla qualità della scrittura e dell’apprendimento.
Questo è l’aspetto più interessante per la didattica: più che imitare il gesto di sovrapporre le parole, possiamo recuperare la logica del “ritorno” sul testo: chiedere agli studenti di affrontare lo stesso contenuto con obiettivi cognitivi diversi, trasformando la scrittura in uno strumento di riflessione e non soltanto di registrazione.
Per approfondire:
- From text understanding to creativity: Examining the interplay of metacognition, self-efficacy, reading comprehension, and divergent thinking in students’ problem-solving performance
- The Neuroscience Behind Writing: Handwriting vs. Typing—Who Wins the Battle?
- Cross Writing: A Peculiar Way to Save Paper And Postage | Amusing Planet
Conoscevi questa tecnica? L’hai mai utilizzata?


