🎨 Dai contorni nitidi allo smog: quando la storia dell'inquinamento si legge nei quadri di Monet e Turner

L’estate è il momento perfetto per visitare musei e mostre d’arte. Ma sapevate che questa esperienza può trasformarsi in un incredibile laboratorio di scienze?

Spesso cerchiamo modi innovativi per connettere discipline apparentemente distanti. Se vi dicessi che uno dei movimenti artistici più amati di sempre, l’Impressionismo, è stato anche un testimone scientifico della Rivoluzione Industriale?

Un affascinante studio scientifico, “Paintings by Turner and Monet depict trends in 19th century air pollution” pubblicato su PNAS (e condotto da ricercatori della Sorbona e di Harvard), ha analizzato oltre 100 opere di William Turner e Claude Monet, coprendo più di un secolo di storia.

La scoperta scientifica

Analizzando i quadri con modelli matematici, gli scienziati hanno scoperto che la progressiva perdita di contrasto, i contorni sfocati e le palette cromatiche tendenti al bianco seguono con precisione l’aumento delle emissioni di anidride solforosa (SO2) e carbone dell’epoca.

  • Nelle prime opere di Turner (inizio Ottocento), la visibilitĂ  stimata era di circa 25 km.

  • Nel 1899, nei celebri dipinti di Monet sul ponte di Charing Cross a Londra, la visibilitĂ  stimata scende a circa 1 km.

Non era solo una scelta stilistica o “romantica”: gli artisti stavano registrando fedelmente le alterazioni ottiche della luce causate dagli aerosol inquinanti. Monet stesso scriveva alla moglie di essere deluso quando si svegliava sotto un cielo azzurro, sperando nel fumo delle fabbriche per poter dipingere l’atmosfera desiderata: l’effetto “nebbia”.

Didascalia dell’immagine:

Schema dei processi chiave attraverso cui gli aerosol influenzano il contrasto, l’intensità e la visibilità di un oggetto. Tratto dall’articolo “Paintings by Turner and Monet depict trends in 19th century air pollution” (PNAS).

Un oggetto teorico (disco grigio) che riflette la luce (frecce nere) è visibile grazie al contrasto con la luce di sfondo (freccia azzurra). Gli aerosol (punti blu scuro) deviano la luce di sfondo verso la linea visiva dell’osservatore (“in-scattering”, in giallo chiaro), deviano la luce riflessa dall’oggetto fuori dalla vista (“out-scattering”) e assorbono la luce. Questo porta a percepire l’oggetto con contorni meno definiti (minor contrasto) e una tonalità più biancastra (maggiore intensità), come mostrato nell’opera Il Parlamento di Londra, effetto di nebbia (1899–1904) di Claude Monet.

Come trasformare questa storia in didattica STEAM al rientro a scuola?

Questo legame tra arte e climatologia è perfetto per creare attività interdisciplinari con i ragazzi:

  • Analisi dei dati e Visual Art: Far confrontare agli studenti le tele in ordine cronologico insieme ai grafici storici delle emissioni di carbone della Londra dell’Ottocento. Riusciamo a trovare visivamente la correlazione?

  • Laboratorio di Ottica (L’effetto Tyndall): Come fanno le microparticelle in sospensione (aerosol) a ridurre il contrasto? Potete riprodurlo in classe con un esperimento. Prendete un contenitore trasparente pieno d’acqua e puntate un laser: il raggio rimarrĂ  invisibile nell’acqua pulita. Aggiungete poche gocce di latte (le cui particelle di grasso simulano lo smog/aerosol): il raggio diventerĂ  improvvisamente visibile perchĂ© la luce viene deviata dalle particelle (scattering). Provate a posizionare degli oggetti dietro al contenitore e verificherete che appariranno sfocati e sbiaditi, proprio come nei quadri di Monet!

  • I vulcani di Turner: Sapevate che i cieli incredibilmente rossi e drammatici di Turner del 1816 erano causati dalle polveri dell’eruzione del vulcano Tambora del 1815? Un ottimo gancio per parlare di aerosol naturali (vulcani) vs antropici (fabbriche).

Noi di FEM lo abbiamo sperimentato proprio questa primavera con le scuole primarie!

In un laboratorio dedicato, abbiamo guidato i bambini a “leggere” insieme foto e quadri per capire come si manifesta visivamente l’inquinamento nell’aria. Forte di questa nuova chiave di lettura, le classi si sono cimentate in una sfida di riconoscimento e classificazione, dividendo opere d’arte e immagini tra “cielo inquinato” e “cielo pulito”.

Il momento più sorprendente? Mostrare loro i grafici storici delle concentrazioni degli inquinanti dell’Ottocento abbinati alle tele di Monet: vedere la scienza e i dati confermare ciò che si leggeva a occhio nudo sulla tela ha fatto emergere la straordinaria veridicità scientifica nascosta dietro quelle pennellate, lasciando tutti a bocca aperta!

:backhand_index_pointing_down: Cosa ne pensate di questo approccio? Avete mai provato a usare la storia dell’arte per introdurre concetti di scienze ambientali o fisica della luce? Confrontiamoci nei commenti!

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